VEDERE VOCI PLUS 5.0

PROGETTO DI MUSICARTERAPIA

NELLA GLOBALITÀ DEI LINGUAGGI

E DI TEATRO-FIABA CON LE CARTE

In questa quinta edizione ci sono state importanti novità tanto che “Vedere Voci” è diventato “Plus”, infatti sono stati costituiti due gruppi di bambini sordi e in uno sono stati inseriti alcuni udenti per un totale di 22 bambini che hanno partecipato al progetto, presso la scuola Figlie della Provvidenza di S. Croce di Carpi. Il progetto si è svolto a cadenza settimanale da ottobre 2018 a maggio 2019. L’équipedi Vedere Voci Plus che ha lavorato in  sinergia con me era costituita dall’educatrice sorda Giuseppina Vaccaro, da 4 educatrici udenti con competenze in Lingua dei Segni Italiana,  Bianca Verrini, Azzurra Cacciapagliae Martina De Luise, da Annabelle Larché, fotografa video-maker che ha documentato le attività svolte ed infine da Veronica Varricchioin qualità di rappresentante dell’Ente Nazionale Sordi che ha svolto funzioni di coordinamento come volontaria.

Il progetto “Vedere Voci”l’ho studiato e messo a punto a partire dal 2014  per dare una possibilità in più ai bambini sordi di comunicare divertendosi,perché per loro comunicare costituisce spesso fonte di fatica e stress che si accompagnano alla frustrazione di non capire e/o di non essere capiti. Ho puntato su una comunicazione come fonte di piacere, attraverso il gioco, l’arte e il teatro i quali costituiscono dei mezzi, che grazie all’uso dei linguaggi non verbali, permettono ai bambini di esprimersi a tutto tondo. Per la Globalità dei Linguaggi disegnare, dipingere, manipolare produrre musica, fare teatro è innanzitutto comunicare a tutto campo e tra tutti i campi per cui un disegno lo puoi ballare, un movimento lo puoi suonare, un colore lo puoi rappresentare con il corpo al fine di integrare ed accomodare sempre e comunque la persona all’interno di un contesto gruppale, sociale.

Quest’anno, considerando la presenza di sordi e udentiil tema è stato quello dei Vasi Comunicanti. L’esperimento di fisicarealizzato con i bambini è diventato così la metafora portantedi una comunicazione integrata e paritaria. Come l’acqua si distribuisce allo stesso livello in contenitori diversi, secondo il principio fisico dei vasi comunicanti, così anche l’amicizia e la conoscenza tra persone diverse può essere patrimonio comune se abbiamo rispetto, stima e considerazione gli uni per gli altri. Il percorso è sfociato nella realizzazione e messa in scena della fiaba originale“Vasi Comunicanti”popolata dai personaggi del mazzo di carte realizzato dai bambini di entrambe i gruppi. Questi personaggi sono nati a partire dai nomi dei bambini espressi con l’alfabeto manuale. La fiaba poi è stata scritta e messa in scena anche sulla base di spunti tematici che i bambini hanno dato, scrivendo brevi racconti sui personaggi del mazzo delle carte.Il tema di fondo della fiaba è che l’amicizia e la comunicazione sono possibili ed auspicabili anche nella diversità di condizioni e di modi di essere. In particolare, la metafora della fiaba degli “Abitanti del mondo di sopra” e degli “Abitanti del mondo di sotto” si riferisce al mondo dei sordi e degli udenti che spesso faticano a comprendersi e ad integrarsi tra loro. Più specificatamente nella fiaba, i personaggi chiave di Uccepe (mezzo uccello e mezzo pecora) e Caleana (un po’ cane, un po’ leone e un po’ anatra) esprimono la difficoltà di tutti coloro che si pongono al confine tra mondi diversi e il loro desiderio di essere accettati per quello che realmente sono: degli esseri che riassumono in sé stessi la complessità del reale e che, proprio per questo, costituiscono ponti indispensabili per realtà distanti. Fuor di metafora questi ponti sono costituiti da tutti i sordi che pur parlando la LIS (Lingua dei Segni Italiana) si esprimono correttamente anche in lingua italiana e da tutti gli udenti che sanno utilizzare la LIS. Ovviamente, la metafora della fiaba va anche oltre lo specifico tema sordi/udenti, interessando tutti quei mondi che per ragioni etniche, culturali, linguistiche, religiose, politiche o quant’altro si ignorano o si contrappongono. Il Teatro-Fiaba con le carte è una modalità teatrale specifica ed originale che dal 2014 ho potuto sperimentate presso questa scuola che si è aperta con generosità e fiducia al progetto “Vedere Voci”. L’arte, nelle sue molteplici forme ed espressioni, resta e si conferma una modalità comunicativa fondamentale capace di superare barriere, incomunicabilità e confini.


La responsabile del progetto

 Dott.ssa Maria Teresa Cardarelli

 MusicArTerapeuta nella Globalità dei Linguaggi

Benessere e consapevolezza attraverso le arti terapie

L’arte è da sempre instancabile compagna dell’individuo e le sue origini legate alla cura e alla terapia risalgono a tempi assai remoti. Significative radici le troviamo nell’ arte tribale dove gli uomini e le donne medicina si prendevano cura dei malati dei loro villaggi entrando empaticamente in relazione con loro attraverso rituali di danze e canti estatici. Nell’antichità, sia nella cultura greca che romana, si riteneva che le arti, in particolare la musica e il teatro, potessero favorire un maggior benessere fisico e mentale. Sicuramente poi tutta l’arte contemporanea e le avanguardie del 900 sono state un forte impulso alle arti terapie in quanto riconoscevano l’importanza e l’urgenza della libera espressione a livello individuale e sociale. Come disciplina vera e propria, l’artiterapia nasce tra gli anni 1940 – 50 in Inghilterra e negli Stati Uniti . All’epoca era una modalità terapeutica per curare i disagi psicologici dei reduci di guerra e delle persone traumatizzate, oltre che pazienti con difficoltà verbali ricoverati in ospedali psichiatrici. Veniva praticata da artisti sensibili al potenziale comunicativo dell’arte e da psicologi interessati al linguaggio non verbale. A questo proposito è fondamentale il lavoro dell’artista e psicologo britannico Adrian Hill. Tra i contributi pionieristici statunitensi troviamo invece due donne: Margaret Naumburg e Edith Kramer. Sulla scia del pensiero di Freud e Jung, Margaret Naumburg ritiene che le produzioni artistiche dei pazienti siano l’espressione di materiali simbolici inconsci che in tal modo emergono alla coscienza. Nella terapia l’arte arriva così dove la parola non può. Edith Kramer invece focalizzava l’attenzione sul grande potenziale terapeutico del processo creativo in quanto tale. Nei paesi anglosassoni la figura dell’arte terapeuta ha da molto tempo un riconoscimento professionale codificato e la disciplina si è estesa ad altri campi di intervento più propriamente socio-educativi, preventivi e riabilitativi. In Italia è solo tra gli anni ’60 e ’70 che l’artiterapia comincia a farsi strada come disciplina autonoma. Attualmente in Italia ci sono scuole di diverso orientamento che formano gli arti terapeuti, ma solo dopo l’entrata in vigore della legge n°4 del 14-1-2013, tesa alla regolamentazione delle professioni non organizzate, le scuole più accreditate stanno provvedendo a costituire associazioni con registri professionali. In particolare la scuola di MusicArTerapia nella Globalità dei Linguaggi, il 16 aprile del 2014 ha costituito l’associazione professionale AIMAT (Associazione Italiana MusicArTerapeuti nella GDL ) di cui faccio parte. (link www.centrogdl.org ). L’associazione tutela gli associati e garantisce la loro formazione continua e in tal modo tutela anche l’utenza salvaguardando la qualità degli interventi.

Sotto l’etichetta ‘Arti terapie’ troviamo  rappresentate molte espressioni artistiche e in particolare si possono annoverare diverse discipline come :

-l’ arte terapia propriamente detta che utilizza le arti visuali come disegno, pittura, scultura, fotografia, video arte ;

– la musico-terapia che utilizza il suono, la voce, il canto, la musica e gli strumenti musicali come mezzo espressivo;

-la danza-movimento terapia che utilizza il corpo come mezzo principe dell’espressione interiore;

-il teatro-terapia dove espressione verbale e non verbale si coniugano con l’espressione corporea ;

– le arti terapie integrate che utilizzano le arti in maniera multidisciplinare .

Queste discipline poi le troviamo declinate in diverse scuole di pensiero e orientamenti terapeutici.

In generale, tutti gli orientamenti riconoscono che l ’artiterapia può essere sperimentata da chiunque, nel senso che per praticarla non è necessario disporre di particolari abilità o competenze artistiche perché ogni espressione ha diritto di cittadinanza essendo manifestazione di un sentire profondo e di valore. Essendo un tipo di comunicazione prevalentemente non verbale, l’arte terapia è particolarmente indicata per i bambini in genere e in particolare per i bambini autistici o con handicap sensoriali, oltre che per tutti quegli adulti che preferiscono esprimersi al di là delle parole. Mediante l’artiterapia è possibile attivare risorse naturali che ognuno di noi possiede elaborando il proprio vissuto in forme e dimensioni artistiche trasmissibili agli altri. Tutto ciò permette di aumentare l’autoconsapevolezza affrontando le difficoltà e controllando nel contempo stress, ansia e depressione. L’artiterapia viene utilizzata sia in ambito educativo e formativo nelle scuole, nelle comunità e nei gruppi di mutuo aiuto che in ambito sanitario e riabilitativo come supporto ad altri tipi di terapie. Infine può essere intrapresa come forma di terapia individuale o familiare. L’organizzazione mondiale della sanità (OMS) definisce la salute come ‘uno stato di benessere fisico, psichico e sociale’ non riducendo questo concetto alla semplice assenza di malattia. Le arti terapie sono strumenti che tendono proprio a realizzare questa definizione comprensiva.

LA FIBER ART: UN POLIEDRICO MEZZO ESPRESSIVO

La Fiber Art anche conosciuta come Textile Art, Fiber Work, Art Fabric, Nouvelle Tapisserie e Soft Sculpture, si sviluppa in modo significativo negli anni sessanta a partire dalle Biennali di Losanna che ne riuniscono le esperienze e ne siglano l’identità. Oggi viene praticata da numerosi artisti e si è imposta nel panorama dell’arte contemporanea per un approccio di ricerca molto variegato. Questa espressione artistica ha le sue radici nelle avanguardie futuriste e dadaiste che hanno introdotto polemicamente nelle loro opere i materiali più eterogenei. Ciò che accomuna le opere di Fiber Art sono le possibilità offerte dall’utilizzo di fili e tessuti integrati  a  tecniche che non prevedono però l’uso del telaio. Possiamo dire che tutto ciò che è flessibile è tessile e rientra nella Fiber Art: filati, corde, strisce di carta e tessuto, fibre vegetali e ramoscelli, feltro, fili di metallo e di plastica, ma anche la stampa su tessuto eseguita  con pizzi, foglie, erbe, elastici, fili ecc. Le forme della Fiber Art  spaziano dal quadro, alla scultura, all’installazione. La 57esima biennale di Venezia  curata da Christine Macel, presenta una ventina di sculture della statunitense Judith Scott (1943-2005) una delle maggiori esponenti  statunitensi della Fiber Art.  Nonostante questa artista fosse affetta da sindrome di down e da sordità, con il sostegno della sorella, poté esprimersi a tutto tondo con la sua arte, regalandoci emozioni profonde e colorate. Un laboratorio di Fiber Art  ispirato al lavoro di questa artista è stato proposto anche alla formazione permanente AIMAT (Associazione Italiana MusicArTerapeuti) svoltasi a Roma nel maggio 2017. Il  video in apertura si riferisce ad un open di Fiber Art adulti con l’utilizzo del  Lanone della ceramista Rita Lugli. L’open si è svolto presso il Taulab di Carpi, dove, prossimamente , verrà proposto un percorso artistico-espressivo che utilizzerà le poliedriche tecniche  della Fiber Art per la realizzazione di una fiaba.

Teresa Cardarelli

 

 

AUTISMO, STEREOTIPIE GRAFICHE E COMUNICAZIONE

Durante un percorso di MusicArTerapia nella Globalità dei Linguaggi realizzato presso una scuola media, ho conosciuto un ragazzo autistico davvero speciale che chiamerò Gamma. All’epoca aveva 15 anni e frequentava la terza media, la sua comunicazione a livello verbale era  scarsa, però utilizzava efficacemente il disegno e il colore come mezzo espressivo. Nei mesi in cui lavorai con lui e la sua classe, Gamma produsse moltissimi disegni e insieme a quelli che la sua insegnante di appoggio aveva conservati negli anni precedenti, ho potuto avvicinarmi alla sua stereotipia grafica. Qualunque tipo di stereotipia sia essa motoria, verbale o grafica è fondamentale per comprendere ciò che il soggetto autistico comunica all’esterno. Per la sua intrinseca insistenza, la stereotipia coinvolge profondamente anche lo spettatore e quando essa si evolve, come nel caso di Gamma, si tratta sempre di una grande conquista per chi la manifesta. Il disegno di apertura venne eseguito spontaneamente e quasi quotidianamente  da  Gamma nel corso della prima media, solo con delle varianti di colore. In questo disegno vediamo un bambino al centro del foglio, che sta sospeso tra cielo e terra in una postura a croce, aggrappandosi con le mani ad un albero a sinistra (lato materno) e ad una concatenazione di nuvole rosa a destra (lato paterno). Considerando che una nuvola rosa si trova anche a sinistra dell’albero, possiamo intuire che le nuvole formino come un cerchio immaginario di cui il bimbo fa parte. Se prendessimo il disegno facendo combaciare i due lati opposti del foglio, formando un cilindro, ce ne renderemmo materialmente conto. Solo il grande e massiccio albero dalla chioma schiacciata, simbolo del Sé, poggia sulla linea di terra.  In questa tipologia di disegno in cielo appaiono sempre sole e luna,  simboli rispettivamente del principio maschile e femminile.  In alcuni di questi disegni capitava poi che Gamma oscurasse completamente la figura del bambino, come possiamo vedere nell’esempio seguente. L’ombreggiatura e l’oscuramento con il colore nero spesso indicano un sentimento di negazione e di non accettazione.

Dopo circa un anno questa stereotipia grafica del  ‘bambino appeso’ si modifica in maniera significativa e piuttosto repentina: il bambino dei disegni, decisamente cresciuto, molla gli appigli e scende a terra, come possiamo vedere nell’immagine seguente.

Questo movimento verso il basso testimonia un processo di ‘grounding’ che per Gamma comincia a concretizzarsi anche nella realtà scolastica quotidiana infatti, il bambino dei disegni parla di lui, dei suoi sentimenti, delle sue emozioni, della sua realtà esistenziale. Nel medesimo tempo, i lineamenti del viso del bambino si fanno più evidenti e marcati e l’albero di sinistra viene sostituito da una porta.  La porta simboleggia il passaggio da un luogo ad un altro, da una situazione ad un’altra. A destra, la concatenazione di nuvole lascia  il posto a forme geometriche sapientemente colorate con tinte complementari, oppure con accostamenti di colori primari e derivati, infine scompaiono gli spazi bianchi. In questa nuova serie di disegni il bambino non verrà più oscurato: nella misura in cui Gamma sente l’appoggio, si accetta. Tutte le volte che una stereotipia grafica si modifica significa che sta avvenendo una trasformazione che in questo caso specifico riguarda l’immagine del sé e la propria identità che si delinea sempre anche attraverso il riconoscimento altrui. In questa nuova fase, i disegni liberi di Gamma sono lo specchio di  una  sua maggiore adesione alla realtà ed energia vitale in circolo, nonché di una maggiore integrazione  con i compagni . Infine, la bocca dei bambini disegnati comincia  ad eccedere i confini del volto sia a destra che e a sinistra, esprimendo un desiderio di scambio comunicativo  verbale. In questo periodo Gamma comincia a parlare un po’ di più, scegliendo con cura i suoi interlocutori. Progressivamente, il bambino dei disegni comincia a prendersi tutto lo spazio del foglio, affermando graficamente: ‘Io sono!’, ‘Ci sono!’ dunque in questi disegni si affermano identità e presenza. Nel corso della seconda media Gamma, dal punto di vista relazionale, comincia a stabilire un ponte con alcune persone, ma nello stesso tempo diventa più consapevole delle sue difficoltà e questo lo preoccupa, come mostra anche l’espressione spaventata del volto del bambino riprodotto nell’immagine seguente.

Nella serie di disegni  successivi, eseguiti all’inizio della terza media, epoca in cui iniziai i laboratori, il bambino diventa il solo protagonista della scena e scompare anche lo sfondo colorato con i suoi elementi caratteristici: porta e forme geometriche. Ciò che emerge con  forza è la testa e l’espressione del volto. Il corpo è molto ridotto e sproporzionato con due minuscole gambe che appoggiano su una sorta di piattaforma rossa. Gamma è nel pieno dell’adolescenza e anche un ragazzo autistico attraversa  problemi legati alla crescita. Durante l’adolescenza  il corpo cambia e spesso diventa un problema da gestire, qui il ridurlo drasticamente, schiacciandolo, sembra quasi una strategia per dominarlo, insieme al desiderio di rannicchiarsi nell’infanzia. Nel giro di un anno Gamma cresce moltissimo e i cambiamenti  devono venire pian piano metabolizzati.

In concomitanza alla figura di ‘bimbo testone’ che indica una sorta di regressione strategica per cui quando non si riesce ad andare avanti, si torna indietro, Gamma comincia a disegnare una  serie di case e mani che diventano un altro modo per parlare del suo corpo e per confrontarsi con esso e i suoi cambiamenti.  Spesso i tetti delle sue case sono schiacciati, come il corpo del bambino, sotto il testone, le finestre sempre sbarrate, quasi si sentisse in gabbia. Le mani disegnate, al contrario, sono sempre molto grandi con unghie ben visibili, accompagnate spesso dagli astri sole e luna e da alberi come nel disegno sotto, recuperando così elementi elementi simbolici dei disegni passati. La mano simbolicamente indica l’azione, la concretezza, il desiderio di aver presa sulla realtà, mentre le unghie  marcate indicano  aggressività  mista a rabbia.

Nell’ ultima serie di disegni, che Gamma cominciò a fare verso la fine dell’anno scolastico, assistiamo ad un nuovo passaggio relativo all’immagine di sé  e allo schema corporeo. Viene recuperata la figura umana in una dimensione caratterizzata da proporzioni decisamente  più equilibrate e da una differenziazione più marcata tra  busto  e  arti.  Infine, si può evidenziare un processo di lateralizzazione ormai definito, essendo la mano destra sempre più grande e importante della sinistra.  Manca ancora il collo,  segno che l’emotività domina ancora  sugli aspetti razionali.  Gli sfondi si rianimano di colore e di elementi.

Concludendo, nel corso di tre anni, attraverso i suoi bellissimi  disegni, Gamma ci ha raccontato che cosa stava avvenendo dentro ed intorno a lui, ci ha fatto partecipi, anche senza parole, del suo universo ricco e pieno di emozioni. Se guardiamo il personaggio rappresentato nel primo e nell’ultimo disegno della serie qui proposta, ci risulterà ben chiara  l’evoluzione  e le trasformazioni avvenute in questo ragazzo che definirei, aristicamente parlando, un vero espressionista. Concludendo, le stereotipie costiuiscono forme comunicative  di cui dovremmo  far tesoro, perché  molto ci raccontano della persona e del suo mondo.

MARIA TERESA CARDARELLI

MOSTRA AL TAULAB

 

 

 

 

 

 

 

 

Partire da una fiaba, che per la legge di attrazione risuona con la nostra vita fatta di aspirazioni, sogni, gioie, paure e difficoltà, significa intraprendere un viaggio: il viaggio dell’eroe. L’eroe, prima o poi, affronta sempre il suo drago e lo vince. Che sia Il brutto anatroccolo, Fata Piumetta, La lampada di Aladino, La Bella addormentata nel bosco,  queste fiabe ci prenderanno per mano  A mille ce n’è nel mio mondo di fiabe da narrar… venite con me  nel mio mondo incantato per sognar…  conducendoci davanti ad uno specchio dove potremo vestire i panni del nostro personaggio preferito per giocarlo sulla scena come noi lo vediamo, lo sentiamo, come noi effettivamente siamo. Il personaggio ci permetterà di esprimere emozioni e sentimenti che diversamente non troverebbero un canale per manifestarsi in maniera così  semplice, spontanea e ludica. Proprio in questo sta l’aspetto auto terapeutico di questa declinazione teatrale. Così si parte da fiabe e racconti per realizzare successivamente storie del tutto originali  che hanno a che fare con i nostri vissuti quotidiani. Tali storie  verranno poi messe in scena  a partire da mazzi di carte realizzati ad hoc, composti da personaggi,  espressioni-emozioni, animali, luoghi ed oggetti. Il teatro-fiaba con le carte è un modo per conoscersi, crescere ed imparare ad affrontare le sfide che la vita ci pone innanzi, divertendosi e condividendo le proprie esperienze con gli altri. Questo e tanto altro troverete nella mostra proposta al Taulab  che aprirà le sue porte dal 16 al 24 settembre a Carpi. Qui potrete vedere materiali relativi ai percorsi di teatro-fiaba realizzati negli ultimi anni, costituiti da mazzi di carte,  costumi,  sculture, racconti e scenografie teatrali diventati libri da sfogliare, realizzati dai bambini e dai ragazzi partecipanti. Inoltre sarà proposto il video ‘LA TRIBU’’ relativo al progetto ‘ Vedere Voci 3.0’ realizzato con un gruppo di bambini sordi della scuola Figlie della Provvidenza di S. Croce e finanziato con un contributo del distretto Leo 108 Tb.  Infine  vi aspetta una vera chicca:  LE FIABE SONORE pubblicate  dal 1966  al 1970  dalla Fratelli Fabbri Editori, sotto forma di 45 giri in vinile da ascoltare in un mangiadischi arancione anni ’70, con i relativi libri illustrati.  Infatti, all’epoca i dischi uscivano con albi di grande formato, illustrati da diversi pittori (es. Pikka, Una, Ferri, Max e Sergio). Le storie furono sceneggiate e narrate da Silverio Pisu con la collaborazione di altri attori professionisti tra cui Ugo Bologna, Sante Calogero, Pupo De Luca e Isa Di Marzio.Le musiche originali e le canzoni vennero  commissionate  al compositore, pianista e cantante Vittorio Paltrinieri. Vi aspettiamo numerosi genitori e figli, insegnanti e scolari, amanti delle fiabe e del teatro. I bambini e i ragazzi partecipanti potranno realizzare in situ un grande mandala corale pavimentale. Seguiranno open-days per bambini , ragazzi ed adulti.

                          

LA GLOBALITA’ DEI LINGUAGGI

Stefania Guerra Lisi (al centro) insieme ad alcune corsiste durante la formazione permanente per L’AIMAT (Associazione Italiana MusicAr Terapeuti ) – Roma, maggio 2017.

La Globalità dei Linguaggi (GDL) è una disciplina di carattere formativo, pedagogico e riabilitativo fondata sulla comunicazione e sull’integrazione. Cerca di valorizzare le potenzialità umane partendo dal linguaggio del corpo, anche nelle situazioni più compromesse. Per questo il suo approccio è centrato sulla sinestesia cioè sui rapporti tra i vari sensi e sull’integrazione e potenzialità delle varie facoltà percettive. Il livello operativo, perché la GDL è anche e soprattutto una pratica, si fonda sul Progetto Persona, che significa prendersi cura dell’altro dando senso a tutti quei comportamenti c.d ‘insensati’ che si possono manifestare negli individui attraverso le stereotipie siano esse motorie, verbali o grafiche. Tutto ciò nel rispetto dello stile personale e comunicativo che l’uso sapiente delle arti sa mettere in luce.

Questa disciplina è stata ideata e messa a punto da Stefania Guerra Lisi, affiancata dal musicologo Gino Stefani.

Stefania Guerra Lisi è molte cose insieme: operatrice, docente, ricercatrice nell’ambito della MusicArTerapia, anche se lei ama definirsi ‘artista della comunicazione’. Partendo da una esperienza personale che è quella di essere la madre di una ragazza cerebro-lesa grave e appoggiandosi alla sua formazione artistica si è posta il problema di come poter sviluppare un percorso originale, cercando una via che potesse aiutare la sua maternità e la vita con sua figlia, oggi adulta. Così nel corso di un trentennio elabora questa disciplina insegnata in diverse scuole in Italia attraverso corsi che con la legge n°4/2013 sono diventati triennali (prima erano quadriennali) e anche in un master di formazione post-universitaria presso Tor Vergata -Roma.

Fondamentale, nella impostazione della Globalità dei Linguaggi, è lo studio sugli Stili Prenatali per i quali Stefania Guerra Lisi ha fatto una ricerca molto elaborata che consiste nella ricostruzione, all’interno della vita intrauterina, di sette momenti individuabili che rappresentano il ciclo di vita. Questi stili costituiscono poi delle chiavi di lettura che possono orientare gli operatori in ambito terapeutico e operativo (per approfondimenti vedi in questo blog l’articolo ‘I sette stili prenatali’).

La Globalità dei Linguaggi è inoltre una disciplina che si correla con sintesi originali anche ad altri approcci teorici. Solo per fare un esempio nel ‘Viaggio dell’eroe’ sono sullo sfondo gli archetipi junghiani con il loro simbolismo e da qui l’utilizzo in chiave metaforica dei personaggi delle fiabe e dei miti nei quali tutti ci possiamo rispecchiare. Se volete approfondire potete consultare il sito www.centrogdl.org e il sito www.aimat-gdl.org

Maria Teresa Cardarelli

IL TEATRO-FIABA CON LE CARTE

Il teatro-fiaba con le carte è una forma originale di teatro-terapia che si ispira al sociodramma moreniano classico e che si rivolge in particolare ai bambini dai 6 ai 10 anni e agli adolescenti.  Dal  2014 al 2017  ho cercato di mettere a punto questa modalità teatrale  attraverso dei percorsi che hanno coinvolto sia gruppi di bambini normodotati che bambini sordi. Ma di che si tratta? L’obiettivo prioritario di questa forma di teatro è quello di potenziare l’espressione e la comunicazione sia a livello non verbale che verbale. Come avviene nel sociodramma moreniano classico, nel teatro-fiaba con le carte non si interpreta una parte come fa l’attore, ma si interpreta se stessi nel gruppo e con il gruppo, in base a temi significativi o anche partendo da una fiaba come spunto iniziale. L’ assunzione creativa di più ruoli-personaggi è fondamentale per comprendere la realtà che ci coinvolge, sperimentando diversi punti di vista. In tal senso, l’uso del teatro-fiaba si è rivelato, da una parte, uno strumento strategico per cercare soluzioni a determinati problemi legati alle dinamiche gruppali e dall’altra si è rivelato efficace per lo sviluppo in positivo di ruoli sociali non cristallizzati, infatti il gioco di entrare ed uscire da un personaggio, come le inversioni di ruolo o gli specchi sviluppano pian piano la capacità di espandere alcuni aspetti della propria identità. Prima di giungere alle sessioni di teatro-fiaba vere e proprie c’è un gran lavoro preparatorio come la realizzazione delle scenografie legate ai temi salienti del gruppo,  la scelta dei personaggi con i loro costumi e con i loro oggetti identificativi.  Questo lavoro preparatorio dove i bambini sono coinvolti in attività artistico-espressive coincide anche con la realizzazione del mazzo di carte che solitamente si suddivide in diverse sezioni, come animali, personaggi, ambienti, oggetti e carte delle espressioni-emozioni. Contemporaneamente a questa fase si attivano dei riscaldamenti che consistono in esercizi di espressione corporea e mimica da cui poi si procede per le successive fasi di messa in scena, che avviene sempre in un clima ludico e contenitivo. Come ben insegnava Moreno la spontaneità e la creatività sono ingredienti irrinunciabili per un teatro terapeutico per cui nella messa in scena si sa da cosa si parte, perché nel nostro caso  vengono scelte a caso delle carte pescandole dai diversi mazzetti tematici, ma non si sa dove si arriverà, perché si gioca improvvisando, con l’assistenza di un conduttore che insieme al pubblico partecipante può intervenire secondo alcune regole precedentemente date. Quando è possibile, sia dei riscaldamenti che delle scene giocate vengono  effettuate delle riprese video che si utilizzano in un secondo momento. Rivedersi con un ‘occhio esterno’ è estremamente utile sia per gli operatori che per i bambini che pian piano  maturano una maggiore presa di coscienza dei loro stili e dei loro comportamenti.

MARIA TERESA CARDARELLI

IL PROGETTO ‘VEDERE VOCI’ CONTINUA A CRESCERE

VEDERE VOCI è il titolo di un bel libro sul mondo dei sordi scritto dal neurologo americano Oliver Sacks. Maria Teresa Cardarelli, MusicArTerapeuta e artista di arti visive, ha ripreso questo titolo per dar vita al progetto triennale di arte terapia e teatro- fiaba a favore dei bambini sordi, realizzato presso la scuola Figlie della Provvidenza di S. Croce di Carpi. Le voci dei sordi si possono soprattutto vedere, attraverso la lingua dei segni che queste persone utilizzano per comunicare tra di loro. Si tratta di una lingua vera e propria utilizzata in particolare nella terza edizione del progetto, grazie alla partecipazione di Azzurra Cacciapaglia e di Veronica Varricchio, insegnante sorda di Lis (Lingua dei Segni Italiana). In questi 3 anni il progetto ha coinvolto una ventina di bambini sordi dai 5 ai 10 anni e una decina di operatori e volontari del servizio civile.

La maggior parte dei bambini partecipanti fa uso di protesi, mentre una minoranza è munita di impianto cocleare. I gradi di sordità sono differenti, così come sono differenti le situazioni in cui questa calamità invisibile è sopraggiunta nel corso della vita. I bambini sordi hanno un naturale bisogno di comunicare, ma tutto ciò può infrangersi contro il muro dell’indifferenza sociale portandoli all’isolamento. Fondamentali dunque sono supporti e strumenti atti a favorire l’espressione personale e di gruppo che spazino dalla comunicazione non verbale aquella verbale. Per raggiungere questi obiettivi, il progetto VEDERE VOCI si è avvalso della MusicArTerapia nella Globalità dei Linguaggi, e del Teatro- Fiaba con le carte, una declinazione del sociodramma moreniano classico, in via di sperimentazione.

Nel 2015 il progetto VEDERE VOCI è stato finanziato dalla scuola Figlie della Provvidenza, nel 2016 da una campagna di crowdfunding e nel 2017 interamente dal distretto Leo 108 Tb.Il video che verrà presentato  il 24 maggio, oltre a documentare alcune delle attività svolte e la metodologia utilizzata desidera essere un ringraziamento a tutti i sostenitori di questa profonda esperienza umana ed  artistica.

LEGGERE GLI SCARABOCCHI E LE TRACCE GRAFICHE CON LA TEORIA DEGLI STILI PRENATALI

Sugli scarabocchi si registrano commenti contrastanti: da ‘Sono i paciughi dei piccoli e non significano nulla’ a ‘Sono l’arte gestuale pura dei più piccoli’. Resta il fatto che per molti gli scarabocchi risultano segni piuttosto misteriosi. Il gesto che produce lo scarabocchio è movimento e il movimento è espressione corporea ed emozionale. Per cercare di codificare tali espressioni ci può venire in aiuto la teoria degli stili prenatali, secondo la quale le arti continuano un’educazione iniziata in rappresentazioni sensoriali nel grembo materno. (Guerra Lisi Stefania, Stefani Gino ‘Gli stili prenatali nelle arti e nella vita, Borla ed.) La vita prenatale è vita ed esperienza a tutti gli effetti per ogni essere, queste sono le nostre memorie, quelle che ci portiamo dentro. Tutti all’inizio siamo stati un piccolo conglomerato di cellule, una morula nel liquido amniotico, cioè un PUNTO . Il primo tipo di movimento che abbiamo sperimento e registrato come PUNTI è il CONCENTRICO-PULSANTE che si connota per essere un movimento circolare intorno ad un perno fisso.Il PUNTO lo ritroviamo anchenel movimento RITMICO-STACCATO che corrisponde al piacere di protendersi e del ritrarsi, quando la morula diventa un feto con le sue propaggini (testa,braccia, gambe). Infine il PUNTO è presente nella CATARSI della nascita, identificandosi come punto di distacco alla base della schiena, nel momento delle doglie espulsive. Il movimento della morula nel liquido amniotico, oltre ad essere CONCENTRICO, è anche DONDOLANTE (avanti e indietro) e questo ci ha fatto sperimentare la LINEA. Lo sviluppo della LINEA lo troviamo in particolare quando il feto con gli arti inizia a produrre movimenti MELODICI in assenza di gravità. Dal piacere di lasciarsi andare, tipico dello stile dondolante, si passa al compiacimento di produrre effetti dello stile melodico. Lo sviluppo graduale degli arti e la tonicità del movimento ci ha portato ad una articolazione sempre più ampia fino al rotolamento del corpo intero espresso dal movimento ROTEANTE. Infine, l’ esperienza della SUPERFICIE è legata alla rappresentazione di onde di pressione su tutta la pelle. Questa dimensione l’abbiamo percepita nel ventre materno ,quando il nostro corpo ormai grande era molto limitato nei movimenti. In questa fase aumentano i movimenti oculari e il ‘sonno fetale attivo’, cioè i movimenti diventano psichici. Prima della CATARSI della nascita, quando il bambino diventa prigioniero dello spazio, la natura gli offre così la risorsa dell’IMAGO-AZIONE . Nella nostra vita prenatale abbiamo dunque fatto esperienza concreta e motoria di cosa è siano punto, linea e superficie, elementi questi che costituiscono i parametri fondanti di qualunque espressione grafica,dunque anche degli scarabocchi.I movimenti che abbiamo sperimentato nel ventre materno, con le loro connotazioni emozionali si possono riassumere così in sette stili.

1-STILE CONCENTRICO-PULSANTE : è l’origine della vita, il punto, il nucleo che si espande, l’individuo centrato su se stesso, il sentirsi al centro, la meditazione. Il centro che si muove intorno ad un perno fisso. In arte i tutti i mandala, per esempio i rosoni delle chiese. Qui un paio di scarabocchi in stile concentrico eseguiti spontaneamente da due maschietti di 3 anni. I punti ed i cerchi espressi con i pennarelli vengono ripetuti creando un andamento di tipo concentrico.

2 – STILE DONDOLANTE: è lasciarsi andare, abbandonarsi, dondolare, cullarsi come movimento consolatorio.Esprime il bisogno di contenimento ed è lo stile della dipendenza, tipico dell’infanzia e dell’adulto problematico. In arte molte decorazioni liberty sono dondolanti. Questo scarabocchio di una bimba di 3 anni ha andamenti tipici di questo stile.

3 –STILE MELODICO: si lega alle aspirazioni e alle fantasie, è melodia, armonia, risonanza con l’ambiente circostante, piacere di produrre effetti, bramosia ascensionale. ‘La Primavera’ di Botticelli’ esprime uno stile melodico nella postura delle figure rappresentate, come lo esprime lo scarabocchio di questa bimba di 3 anni nell’ascensionalità del segno arancione.

4 -STILE ROTEANTE: è lo sviluppo del concentrico che si delinea in  forme a spirale (trottola, giostra, piroetta, vortici, turbini, volteggi) Indica il desiderio di libertà, la perdita del controllo, l’onnipotenza, l’estasi mistica, il valzer. Nelle arti visive lo stile roteante è tipico della pittura futurista e cinetica ed anche di questo scarabocchi eseguito spontaneamente da un bimbo di 3 anni con i pennarelli.

 

5- STILE RITMICO-STACCATO: ha a che vedere con l’ esplorazione dello spazio in un andirivieni, alla ricerca di sensazioni. E’ lo stile della crescita e dell’intenzionalità. E’ il piacere del comparire e dello scomparire, dell’allungarsi e del ritrarsi, produce un movimento segmentato (battiti, salti , colpi, avanti e indietro). In arte lo troviamo espresso nel cubismo e anche nello scarabocchio rosso-nero di questo bimbo di 3 anni.

6- STILE DELL’IMAGO-AZIONE: qui l’informale prevale sulla forma. Il corpo diventa prigioniero dello spazio. I movimenti dunque sono psichici:immaginazione, caos, viaggio, sogno, disorientamento, attesa, proiezioni e previsione dell’imminente cambiamento. E’ lo stile della crisi che preannuncia la catarsi della nascita. In arte molta pittura informale e contemporanea hanno queste caratteristiche, in campo più figurativo troviamo le opere di Chagall e Bacon. Anche questo scarabocchio multicolore di una bimba di 3 anni rientra in questa tipologia.

7 –STILE CATARTICO: corrisponde al direzionamento, al travaglio e alla nascita. Da un punto di vista motorio si parla di accentuazioni ritmiche, scarica, forza di gravità. Nella nascita si memorizza che il piacere è proporzionale allo sforzo. In arte l’action painting di J.Pollock esprime uno stile catartico, come questo scarabocchio intitolato ‘Fuochi d’artificio’ eseguito da un vivace maschietto di 3 anni e mezzo.

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A presto

M. Teresa Cardarelli

QUANDO LA MINDFULNESS SI SPOSA CON L’ ARTE EFFIMERA

La recente esperienza che si vuole presentare scorge una contaminazione tra arte e psicologia, più precisamente tra l’Arte Effimera (declinata mediante i Mandala) e la tecnica della Mindfulness. Tra queste discipline ci sono tanti punti in comune e questo ci ha consentito, di proporre un percorso esperienziale per adulti su un duplice binario: artistico /espressivo e psicologico / di crescita personale.

L’arte effimera è un’arte, un fare che ha una durata temporanea (dal greco epì- ed emèra, “dell’arco di un giorno”). Interpreta il massimo della transitorietà e della concretezza stringente dell’opera realizzata e del materiale usato. Anche oggi, in oriente, i mandala vengono realizzati dai monaci per motivi rituali e simbolici e successivamente dissolti o dispersi perché il fine ultimo non è l’opera in sé, ma il processo meditativo che ne sta alla base.

Questa tipologia di espressione artistica è stata appunto scelta, in virtù delle sue caratteristiche, poiché si sposa molto bene a livello concettuale con la disciplina della Mindfulness. Quest’ultima condotta dal medico Kabat-Zinn, dall’Oriente in Occidente, ha poi ottenuto un largo consenso nella comunità scientifica.

La mindfulness è una tecnica che rientra in un approccio terapeutico chiamato con l’acronimo ACT (Acceptance and Commitment Therapy) e la sua matrice scientifica è di origine cognitivo comportamentale, ma oggi viene ampiamente utilizzata anche in ambito non strettamente clinico.

L’ACT ha come scopo principale l’accettazione di esperienze, emozioni, pensieri e la messa in atto di azioni coerenti con i propri valori personali. La mindfulness è una tecnica che permette di acquisire consapevolezza del momento presente.

Capita infatti ad alcune persone di avere qualche difficoltà e di non riuscire a vivere il tempo presente, ma di pensare costantemente al futuro, anticipando i problemi e preoccupandosi in sostanza di tutto e tutti. Altre persone invece tendono a rivivere esperienze spiacevoli del passato, si rammaricano per situazioni già vissute che non possono modificare, si colpevolizzano per come sono andate le cose. La pratica quotidiana della mindfulness aiuta a vivere nel presente senza tentare di scacciare i propri pensieri e le proprie sensazioni.

Nel percorso laboratoriale proposto il focus muove da un processo cognitivo, ovvero dal prestare attenzione al qui ed ora, in maniera consapevole e non giudicante. Il primo ancoraggio per restare nel presente è connettersi all’esperienza corporea, in particolare alla presenza del proprio respiro. Esso infatti diventa centrale, come anche tutte le sensazioni fisiologiche e corporee sulle quali si lavora concretamente durante le sessioni di mindfulness.

In ogni incontro sono stati sperimentati due momenti: uno iniziale, dedicato ad un esercizio di pratica esperienziale di mindfulness, basato su una metafora scelta ad hoc per esplorare i sei processi dell’esagono della flessibilità del modello ACT (1.Contatto con il momento presente; 2.Valori; 3.Azione impegnata; 4. Sé come contesto; 5. Defusione; 6. Accettazione). La metafora consente, di accedere ad una visualizzazione in una cornice meditativa. Mentre il secondo momento è stato dedicato alla ricerca espressiva mediante l’arte effimera, effettuata individualmente e/o in gruppo e applicata ai mandala. Anche nel nostro percorso, di tutte le produzioni realizzate non è rimasto nulla di duraturo. Bensì rimane l’esperienza che si vive e che si sta attraversando in quel momento, le emozioni, gli echi e le suggestioni; un ponte emotivo tra gli incontri tematici e l’esperienza quotidiana.

Bibliografia :

Siegel D.J.,Mindfulness e cervello, Raffaello Cortina Editore

Schwartz, J. (1997). Il cervello bloccato. Longanesi – Milano

Stefania Mele (2010) La relazione mente-corpo. Embodiment, mindfulness, neurofenomelogia.di Mele Stefania. Libreriauniversitaria.it

La presente relazione è stata tenuta dalla psicologa Monia Schiavo nell’ambito degli Open days svoltisi al TauLab nel settembre 2016.