AUTISMO, STEREOTIPIE GRAFICHE E COMUNICAZIONE

Durante un percorso di MusicArTerapia nella Globalità dei Linguaggi realizzato presso una scuola media, ho conosciuto un ragazzo autistico davvero speciale che chiamerò Gamma. All’epoca aveva 15 anni e frequentava la terza media, la sua comunicazione a livello verbale era  scarsa, però utilizzava efficacemente il disegno e il colore come mezzo espressivo. Nei mesi in cui lavorai con lui e la sua classe, Gamma produsse moltissimi disegni e insieme a quelli che la sua insegnante di appoggio aveva conservati negli anni precedenti, ho potuto avvicinarmi alla sua stereotipia grafica. Qualunque tipo di stereotipia sia essa motoria, verbale o grafica è fondamentale per comprendere ciò che il soggetto autistico comunica all’esterno. Per la sua intrinseca insistenza, la stereotipia coinvolge profondamente anche lo spettatore e quando essa si evolve, come nel caso di Gamma, si tratta sempre di una grande conquista per chi la manifesta. Il disegno di apertura venne eseguito spontaneamente e quasi quotidianamente  da  Gamma nel corso della prima media, solo con delle varianti di colore. In questo disegno vediamo un bambino al centro del foglio, che sta sospeso tra cielo e terra in una postura a croce, aggrappandosi con le mani ad un albero a sinistra (lato materno) e ad una concatenazione di nuvole rosa a destra (lato paterno). Considerando che una nuvola rosa si trova anche a sinistra dell’albero, possiamo intuire che le nuvole formino come un cerchio immaginario di cui il bimbo fa parte. Se prendessimo il disegno facendo combaciare i due lati opposti del foglio, formando un cilindro, ce ne renderemmo materialmente conto. Solo il grande e massiccio albero dalla chioma schiacciata, simbolo del Sé, poggia sulla linea di terra.  In questa tipologia di disegno in cielo appaiono sempre sole e luna,  simboli rispettivamente del principio maschile e femminile.  In alcuni di questi disegni capitava poi che Gamma oscurasse completamente la figura del bambino, come possiamo vedere nell’esempio seguente. L’ombreggiatura e l’oscuramento con il colore nero spesso indicano un sentimento di negazione e di non accettazione.

Dopo circa un anno questa stereotipia grafica del  ‘bambino appeso’ si modifica in maniera significativa e piuttosto repentina: il bambino dei disegni, decisamente cresciuto, molla gli appigli e scende a terra, come possiamo vedere nell’immagine seguente.

Questo movimento verso il basso testimonia un processo di ‘grounding’ che per Gamma comincia a concretizzarsi anche nella realtà scolastica quotidiana infatti, il bambino dei disegni parla di lui, dei suoi sentimenti, delle sue emozioni, della sua realtà esistenziale. Nel medesimo tempo, i lineamenti del viso del bambino si fanno più evidenti e marcati e l’albero di sinistra viene sostituito da una porta.  La porta simboleggia il passaggio da un luogo ad un altro, da una situazione ad un’altra. A destra, la concatenazione di nuvole lascia  il posto a forme geometriche sapientemente colorate con tinte complementari, oppure con accostamenti di colori primari e derivati, infine scompaiono gli spazi bianchi. In questa nuova serie di disegni il bambino non verrà più oscurato: nella misura in cui Gamma sente l’appoggio, si accetta. Tutte le volte che una stereotipia grafica si modifica significa che sta avvenendo una trasformazione che in questo caso specifico riguarda l’immagine del sé e la propria identità che si delinea sempre anche attraverso il riconoscimento altrui. In questa nuova fase, i disegni liberi di Gamma sono lo specchio di  una  sua maggiore adesione alla realtà ed energia vitale in circolo, nonché di una maggiore integrazione  con i compagni . Infine, la bocca dei bambini disegnati comincia  ad eccedere i confini del volto sia a destra che e a sinistra, esprimendo un desiderio di scambio comunicativo  verbale. In questo periodo Gamma comincia a parlare un po’ di più, scegliendo con cura i suoi interlocutori. Progressivamente, il bambino dei disegni comincia a prendersi tutto lo spazio del foglio, affermando graficamente: ‘Io sono!’, ‘Ci sono!’ dunque in questi disegni si affermano identità e presenza. Nel corso della seconda media Gamma, dal punto di vista relazionale, comincia a stabilire un ponte con alcune persone, ma nello stesso tempo diventa più consapevole delle sue difficoltà e questo lo preoccupa, come mostra anche l’espressione spaventata del volto del bambino riprodotto nell’immagine seguente.

Nella serie di disegni  successivi, eseguiti all’inizio della terza media, epoca in cui iniziai i laboratori, il bambino diventa il solo protagonista della scena e scompare anche lo sfondo colorato con i suoi elementi caratteristici: porta e forme geometriche. Ciò che emerge con  forza è la testa e l’espressione del volto. Il corpo è molto ridotto e sproporzionato con due minuscole gambe che appoggiano su una sorta di piattaforma rossa. Gamma è nel pieno dell’adolescenza e anche un ragazzo autistico attraversa  problemi legati alla crescita. Durante l’adolescenza  il corpo cambia e spesso diventa un problema da gestire, qui il ridurlo drasticamente, schiacciandolo, sembra quasi una strategia per dominarlo, insieme al desiderio di rannicchiarsi nell’infanzia. Nel giro di un anno Gamma cresce moltissimo e i cambiamenti  devono venire pian piano metabolizzati.

In concomitanza alla figura di ‘bimbo testone’ che indica una sorta di regressione strategica per cui quando non si riesce ad andare avanti, si torna indietro, Gamma comincia a disegnare una  serie di case e mani che diventano un altro modo per parlare del suo corpo e per confrontarsi con esso e i suoi cambiamenti.  Spesso i tetti delle sue case sono schiacciati, come il corpo del bambino, sotto il testone, le finestre sempre sbarrate, quasi si sentisse in gabbia. Le mani disegnate, al contrario, sono sempre molto grandi con unghie ben visibili, accompagnate spesso dagli astri sole e luna e da alberi come nel disegno sotto, recuperando così elementi elementi simbolici dei disegni passati. La mano simbolicamente indica l’azione, la concretezza, il desiderio di aver presa sulla realtà, mentre le unghie  marcate indicano  aggressività  mista a rabbia.

Nell’ ultima serie di disegni, che Gamma cominciò a fare verso la fine dell’anno scolastico, assistiamo ad un nuovo passaggio relativo all’immagine di sé  e allo schema corporeo. Viene recuperata la figura umana in una dimensione caratterizzata da proporzioni decisamente  più equilibrate e da una differenziazione più marcata tra  busto  e  arti.  Infine, si può evidenziare un processo di lateralizzazione ormai definito, essendo la mano destra sempre più grande e importante della sinistra.  Manca ancora il collo,  segno che l’emotività domina ancora  sugli aspetti razionali.  Gli sfondi si rianimano di colore e di elementi.

Concludendo, nel corso di tre anni, attraverso i suoi bellissimi  disegni, Gamma ci ha raccontato che cosa stava avvenendo dentro ed intorno a lui, ci ha fatto partecipi, anche senza parole, del suo universo ricco e pieno di emozioni. Se guardiamo il personaggio rappresentato nel primo e nell’ultimo disegno della serie qui proposta, ci risulterà ben chiara  l’evoluzione  e le trasformazioni avvenute in questo ragazzo che definirei, aristicamente parlando, un vero espressionista. Concludendo, le stereotipie costiuiscono forme comunicative  di cui dovremmo  far tesoro, perché  molto ci raccontano della persona e del suo mondo.

MARIA TERESA CARDARELLI

Comprendere i bambini attraverso i loro disegni

Cari amici ed amiche,

In questa sezione TauLaBlog vi propone 12 articoli-puntate relativi ad uno studio sul disegno infantile. ‘Comprendere i bambini attraverso i loro disegni’ ha preso le mosse dai laboratori di arte terapia e di didattica dell’arte promossi in questi ultimi sei anni presso alcune scuole materne ed elementari. Gli articoli  sono corredati da molte immagini d’archivio relative a disegni liberi realizzati dai bambini con le più svariate tecniche. Con il loro entusiasmo i piccoli artisti mi hanno resa partecipe della loro creatività, delle loro emozioni e dei loro pensieri e io mi auguro di potervi coinvolgere in questo viaggio che ci permetterà di comprendere un po’ meglio l’universo infantile ricco di suggestioni e spunti che dovrebbero farci riflettere in qualità di genitori, insegnanti ed educatori. I bambini hanno molto da dirci basta dedicare loro il tempo necessario e guardare a ciò che fanno con interesse e dedizione. Come sempre siete invitati a lasciare i vostri commenti, le vostre riflessioni o le vostre domande, nella speranza che questi temi possano essere oggetto di un dibattito fruttuoso per tutti.

 

Maria Teresa Cardarelli

COMUNICARE ATTRAVERSO LE IMMAGINI

Può capitare che con le parole non riusciamo ad esprimere i nostri sentimenti, i nostri timori o le nostre aspettative a chi vorremmo comunicarli, altre volte non riusciamo nemmeno a comprendere come ci sentiamo, cioè percepiamo le nostre emozioni intrecciate o confuse. Il disegno progressivo fatto a coppie o anche a tre o a quattro persone può essere un valido strumento conoscitivo e introspettivo per l’emersione di temi rilevanti, ma non immediatamente evidenti. Condizione essenziale è disegnare liberamente senza preoccupazioni in merito al risultato compositivo od estetico perché solo sospendendo il giudizio su ciò che facciamo e che l’altro fa possiamo raggiungere l’obiettivo di una comunicazione piena e profonda. La comunicazione non verbale qui viene espressa al massimo livello perché si disegna a contatto di dorso/schiena e si esplora il disegno dell’altro, oltre che con la vista, anche con la mano, utilizzando il senso del tatto. L’esperienza del disegno progressivo si esegue senza parlare, meglio se accompagnati da un sottofondo musicale rilassante e in un ambiente raccolto. Si comincia così con un disegno libero poi, ad un certo punto, i partecipanti si scambiano i disegni, ove si pongono dei fogli trasparenti . Successivamente, ognuno continua a disegnare tenendo presente il disegno sottostante che viene prima ricalcato e poi completato con delle aggiunte personali. Dopo alcuni passaggi si ottengono delle sequenze grafiche che sono dei veri e propri dialoghi per immagini. Terminati i disegni e  dopo la visualizzazione delle sequenze si procede con ulteriori passaggi che si possono tradurre in brevi racconti e anche nella messa in scena dei soggetti espressi. Utilizzo da anni questa forma di disegno nei percorsi familiari al fine di favorire una comunicazione efficace tra genitori e figli, comunicazione alle volte compromessa dai ritmi di vita troppo incalzanti o da situazioni familiari problematiche. Questa esperienza appagante e stimolante garantisce l’ascolto di sé e dell’altro al confine tra il non verbale e il verbale potenziando l’empatia, la consapevolezza e molte volte anche la comprensione reciproca.

 Maria Teresa Cardarelli

Viaggiare sulle ali della fantasia con i piedi per terra

 SULLE ALI DELLA FANTASIA CON I PIEDI PER TERRA (28 settembre 2014)

‘Viaggiare sulle ali della fantasia con i piedi per terra’ non è certo questione di poco conto che potremmo affiancare  alla più conosciuta perla di saggezza ‘Solo chi ha radici può volare’. Per ogni persona, la terra e le radici sono costituite dal suo albero genealogico, cioè dalla famiglia. Questo è un regalo che madre natura fa indistintamente a tutti. Se siamo qui è perché abbiamo un padre e una madre che ci hanno messi al mondo e dietro di loro un’altra miriade di persone.(link: www.lapsicogenealogia.it) Ovvietà sconcertante, molto meno ovvia invece è la conoscenza profonda di queste radici da parte nostra come la consapevolezza dei messaggi, specialmente non verbali, a cui siamo stati sottoposti nell’ infanzia e con i quali siamo cresciuti. Messaggi che nel bene e nel male ci hanno condizionato, alle volte fino al punto da farci dimenticare di avere un paio di ali. OLGA CIAMARRA, la protagonista di un racconto inedito che ho scritto recentemente, era una donna a cui questi temi stavano molto a cuore. Eccone uno stralcio tutto per voi.

Per questo ogni tanto si rendeva di vitale importanza de-programmare per ri-programmare e con ciò mi riferisco al ruolo che ciascuno ricopre all’interno della propria famiglia. Perché tale operazione abbia successo il segreto sta nella temporanea sospensione di ruolo. Per un po’ di tempo ci vuole la pazienza di non far nulla, di star fermi ad osservare attentamente ogni segnale . La prima volta che tentai un’operazione di de-programmazione avevo 12 anni e i miei genitori pensarono che avessi contratto una malattia neurologica. A seguito di un encefalogramma che risultò nella norma, mamma e papà tirarono un respiro di sollievo e ripresero le loro vite di sempre, convincendosi che si doveva trattare di un’eccentricità adolescenziale.  I ruoli che tutti noi possiamo assumere nella vita, come la madre, il padre, la moglie, il marito, l’amante, il figlio/a, l’operaio, il manager, il direttore, il mediatore, il pazzo, la crocerossina, il casanova, il marziano, lo scemo del villaggio e chi più ne ha più ne metta, sono un’arma a doppio taglio potentissima. Qualunque sistema, anche quello familiare, per funzionare ha bisogno di contare sul fatto che i soggetti che lo compongono assumano un ruolo (guarda caso sempre assegnato da altri) e lo sostengano. Il problema è che così facendo, oltre a giocare delle parti i cui abiti spesso si rivelano stretti, nel tempo, i ruoli finiscono per cristallizzarsi provocando danni ingenti sia alle persone, sia al sistema nel suo complesso che tende a perpetuarsi, anche in assenza di efficienza e di efficacia. Solo un evento critico può far innescare la scintilla della trasformazione che può spalancare le porte a Regina Libertà, ma forse sto esagerando. Piace a tutti riempirsi la bocca di questa bella parola, in realtà siamo pronti a rinunciarvi per una manciata di lenticchie. Spesso mi sono chiesta cosa sia la libertà e in cosa consista. E’ possibile sentirsi ed essere davvero liberi? A partire dalla vita prenatale siamo bersagliati dagli umori di nostra madre e di rimbalzo di nostro padre, per non parlare delle aspettative che i nostri cari hanno sul nostro conto già prima che mettiamo il piedino in questo mondo. Io ho sempre avuto l’impressione che il mio arrivo avesse scatenato il putiferio tra i miei genitori i quali all’epoca stavano terminando i loro studi universitari ed erano piuttosto al verde. Durante il travaglio, ebbi subito l’occasione di tornare da dove ero venuta, ma prontamente una suorina mi battezzò per direttissima in sala parto.   Forse  quelle poche gocce di acqua benedette dalla fede mi evitarono quel noioso mondo, né carne, né pesce, chiamato limbo, cancellato dall’universo anche da un Papa. Dopo il rito battesimale espresso, le cose presero tutt’altra direzione e qualche mese dopo mi ritrovai con i parenti tutti per il rito ufficiale in una chiesa come Dio comanda, sicché sono stata battezzata due volte. Dopo la  mia nascita,  mamma stentava a riprendersi dal parto e papà, che all’epoca era senza lavoro, non faceva che scrivere poesie dai toni melodrammatici e dipingere facce dalle espressioni allucinate: percepii molto presto che ero di troppo.  Quando poi, venni a sapere da mio padre che aveva cercato di convincere la fidanzata a rinunciare alla sua creatura e che dopo la mia nascita un prozio cercò di sopprimermi per saldare un conto in sospeso con suo fratello, cominciai a soffrire di una sottospecie di sindrome della sopravvissuta. Mia sorella, invece, secondo i desideri di papà, avrebbe dovuto essere un maschio. In genere, i bambini che non corrispondono alle aspettative dei genitori in merito al sesso finiscono anche loro per avere dei problemi, perché percepiscono che dovrebbero essere diversi da quello che sono. Per continuare nella lista ci sono poi i ‘figli sostituti’, cioè quelli che devono rimpiazzare un bambino precedentemente morto in tenera età, questi di solito vivono con accanto il fantasma dello scomparso, come mio padre, che nacque dopo la morte di una sorellina di cui guarda caso porto il nome. Tra i nascituri del pianeta terra il tipo ‘era meglio non esserci’, il tipo ‘devo essere diverso’ e il tipo ‘devo sostituire un altro, sono veramente moltissimi. Oggi c’è anche un gran numero di bambini ‘al mondo a qualunque costo e in qualunque modo’; pure loro possono avere problemi. Spesso questi poveretti non sanno chi è il loro padre naturale o la madre che li ha portati in grembo, e molti di loro dall’adolescenza in poi, come del resto i bambini adottati, cominciano ricerche forsennate per conoscere le proprie origini, venendo per lo più osteggiati dalle leggi vigenti. Infine, ci sono tanti bambini ‘devo realizzare tutto quello che i miei volevano fare nella vita e non sono riusciti a fare’, anche questi non se la passano poi tanto bene, specialmente se hanno capacità inferiori alla media. Per contro ci sono schiere di fanciulli che non devono neanche sognarsi di superare i genitori. Ma esistono bambini che vengono al mondo con la possibilità di diventare nel tempo ciò che sono?

Lasciamo  ora Olga Ciamarra perché vorrei farvi una modesta proposta. Quando pensate alla vostra famiglia qual è la prima immagine che vi viene in mente? Provate a disegnarla o a farla disegnare ai vostri figli. Dalle mani usciranno forme e colori che sicuramente vi sorprenderanno. Poi interrogate silenziosamente la vostra immagine, sono certa che vi parlerà dei tesori e dei segreti del vostro albero. L’immagine in apertura è il disegno di un bambino di 8 anni dal titolo’ Quando penso alla mia famiglia’.

A presto Maria Teresa Cardarelli