QUANDO NATURA E ARTE SI INCONTRANO: Istruzioni per l’uso ai tempi del Coronavirus

Tutto ciò che è natura risuona in noi emotivamente, sia che si tratti di alberi, arbusti, fiori, foglie, frutti, animali, rocce.  Cito lo scrittore, filosofo Ernst Junger “Quando tutto è silenzio le cose cominciano a parlare: pietre, animali e piante diventano fratelli e sorelle e ci comunicano ciò che è nascosto”. Questa citazione mi sembra molto appropriata in questo periodo di isolamento forzato e forse anche di silenzio interiore, dove ciò che è nascosto, il Coronavirus, ci minaccia pesantemente portandoci però nel contempo anche un messaggio su cui dovremmo riflettere: “Fermatevi, ascoltate, cambiate”. Quella natura che noi bistrattiamo costantemente con i nostri stili di vita, oggi sta prendendosi pian piano la sua rivincita: l’inquinamento in tutta la pianura padana si è notevolmente abbassato, nei canali di Venezia si può vedere il fondo a occhio nudo, gli animali più impensati, come i caprioli, stanno tornando ad uscire allo scoperto nelle nostre campagne. In particolare, l’intimo legame fra noi e il mondo vegetale è anche testimoniato nei miti, dalle infinite metamorfosi di esseri umani in fiori o piante, oppure dalle miracolose fecondazioni di donne o ninfe che inghiottono un seme o un fiore per ottenere la fertilità. La Bibbia stessa è intrisa di simbologia vegetale: nel vangelo di Giovanni leggiamo che il Cristo è la vite e i discepoli sono i tralci,  nel libro del profeta Isaia si parla dell’albero-antenato di Jesse che si riferisce alla genealogia del Cristo. Da questa rappresentazione simbolica deriva il cosiddetto albero genealogico che ognuno di noi possiede, rappresentato dai genitori, dai nonni, dai bisnonni e dai trisavoli. In quasi tutte le tradizioni mistiche occidentali e orientali l’albero con le sue radici, rami, foglie, fiori e frutti connette l’uomo alla divinità. L’albero è simbolo dell’uomo primordiale e del cosmo. Il mondo vegetale è anche intimamente legato alla terapia e alla cura dell’individuo, basti pensare che nei monasteri medievali di tutta Europa esistevano laboratori di erboristeria medica, in epoca più recente è stata la medicina fitoterapica che ha rivisitato questa cultura millenaria. Nella storia dell’arte la simbologia vegetale può annoverare moltissimi esempi illustri: la Primavera di Botticelli, l’allegoria della Primavera dell’Arcimboldo, il giovane Bacco di Caravaggio, per giungere alle ninfee di Monet, agli Iris e ai Girasoli di Van Gogh. L’arte fin dall’antichità ha stabilito un rapporto privilegiato con la natura che anche oggi si manifesta per esempio in tutte le forme di Land Art più o meno effimere sparse per il mondo (immagine di apertura Tau ‘Abito il confine’ Arte Sella 2005). Ma come si esprime la natura nelle sue forme? Spesso attraverso  simmetrie, ripetizioni, circolarità, caratteristiche tipiche anche dell’arte dei mandala. Qui per esempio vediamo in tutta la loro semplice bellezza dei mandala naturali: la base di un cespo di radicchio, l’interno di un caco mela, l’interno di una cipolla.

La parola mandala deriva dal sanscrito e significa essenza e prendere, cioè contenere l’essenza, inoltre viene tradotta anche come cerchio-circonferenza. Nelle culture orientali, queste configurazioni, che rivestono sempre un carattere spirituale, vengono tuttora eseguite dai monaci con sabbie colorate a fini rituali e per favorire la meditazione, dopodiché vengono distrutte per ricordarci la transitorietà di ogni cosa terrena. Presso i popoli di cultura sciamanica, come gli Indiani d’America e gli Aborigeni australiani, i mandala vengono costruiti a fini profetici e curativi. Tutte le figure circolari ma anche i quadrati e i triangoli che hanno un punto di convergenza centrale possono rientrare in questa definizione. Secondo il padre della psicologia analitica Carl Gustav Jung, il mandala costituisce un vero e proprio archetipo universale. La parola archetipo deriva dal greco e significa modello primitivo, assoluto ed autonomo. Jung ne cita numerosi esempi anche in ambito occidentale. In pittura, le aureole che circondano il capo di Cristo, della Madonna e dei Santi sono delle formazioni di questo tipo, come anche il Cristo contornato ai quattro lati dagli evangelisti sotto forma di aquila (Giovanni), leone (Marco), toro (Luca) e uomo alato (Matteo), ma anche la Croce stessa e i rosoni delle cattedrali. Le nostre cattedrali sono anche ricche di mandala di pietra, li troviamo per esempio nei bassorilievi che compongono il fonte battesimale ottagonale dello scultore Guido Bigarelli, nel battistero di S. Giovanni a Pisa, come possiamo vedere nell’immagine seguente. Anche nella pietra i motivi floreali e vegetali campeggiano, insieme alle testine di animali ed esseri che si trovano posizionati ai quattro punti cardinali.

Jung annoverò tra i mandala anche i piani urbanistici di alcune città antiche come Roma, alcuni borghi medioevali e anche città più recenti come Washington. Il mandala, essendo un archetipo, è una configurazione universale, impersonale che risiede nel nostro inconscio collettivo e per tale regione è ereditaria. L’essere umano del passato, così come quello contemporaneo, l’ha ereditata culturalmente così come si eredita il colore degli occhi o dei capelli.  Il mandala inoltre opera a livello psichico e in particolare costituisce un legame importante tra la sfera razionale e cosciente dell’individuo e quella inconscia-emozionale. Sono convinta che oggi abbiamo un disperato bisogno di connettere maggiormente queste due sfere perché il campo della nostra consapevolezza individuale e sociale si approfondisca e produca dei nuovi frutti. La mia pratica di MusicArTerapeuta nella Globalità dei Linguaggi è sempre andata in questa direzione con le persone con cui ho avuto la gioia di lavorare, purtroppo oggi, e per non so per quanto, dovrò cambiare modalità operative. In questo tempo di pandemia continuerò a pubblicare sul blog del sito www.tau-lab.com  degli articoli che possano essere utili alle persone per intraprendere delle attività artistiche con i mezzi che generalmente abbiamo a disposizione a casa. Ecco perché vi propongo di realizzare mandala vegetali nelle vostre abitazioni, magari insieme ai vostri figli o insieme ai vostri anziani.

Potete utilizzare oltre a foglie e fiori freschi o secchi anche ramoscelli, sassolini e la buccia dei frutti che consumate, opportunamente tagliata. Nel caso li facciate su un piatto sufficientemente grande e rotondo possono diventare dei bellissimi centro tavola. Se lo desiderate potete inviarmi foto delle vostre creazioni per e-mail (teresa.cardarelli@gmail.com), così che le possa condividere sulla pagina di fb del TauLaBlog citandone gli autori. Anche questo è un modo per condividere in questo tempo di distanziamento sociale. L’attività artistica può produrre molti benefici, in particolare realizzare mandala induce la creatività, il rilassamento e la meditazione. Secondo Jung, il mandala più equilibrato è quello che si esprime nella circolarità convergente al centro con moduli quaternari. A questo modello si richiama anche questo mandala vegetale che realizzai insieme ad un gruppo di persone anni fa, composto  di foglie, fiori, cortecce e paglia: un centro verso cui tutto converge con strade di accesso che delineano quattro settori che a loro volta indicano i quattro punti cardinali.

Il Nord connesso alla stagione invernale, alla mezzanotte e all’elemento Terra; il Sud all’estate, al mezzogiorno e all’elemento Fuoco; L’Est alla primavera, all’alba e all’elemento Aria ed infine l’Ovest connesso simbolicamente all’autunno e all’elemento Acqua. Buona Arte a tutti! Vi abbraccio virtualmente, coraggio ce la possiamo fare. 

Benessere e consapevolezza attraverso le arti terapie

L’arte è da sempre instancabile compagna dell’individuo e le sue origini legate alla cura e alla terapia risalgono a tempi assai remoti. Significative radici le troviamo nell’ arte tribale dove gli uomini e le donne medicina si prendevano cura dei malati dei loro villaggi entrando empaticamente in relazione con loro attraverso rituali di danze e canti estatici. Nell’antichità, sia nella cultura greca che romana, si riteneva che le arti, in particolare la musica e il teatro, potessero favorire un maggior benessere fisico e mentale. Sicuramente poi tutta l’arte contemporanea e le avanguardie del 900 sono state un forte impulso alle arti terapie in quanto riconoscevano l’importanza e l’urgenza della libera espressione a livello individuale e sociale. Come disciplina vera e propria, l’artiterapia nasce tra gli anni 1940 – 50 in Inghilterra e negli Stati Uniti . All’epoca era una modalità terapeutica per curare i disagi psicologici dei reduci di guerra e delle persone traumatizzate, oltre che pazienti con difficoltà verbali ricoverati in ospedali psichiatrici. Veniva praticata da artisti sensibili al potenziale comunicativo dell’arte e da psicologi interessati al linguaggio non verbale. A questo proposito è fondamentale il lavoro dell’artista e psicologo britannico Adrian Hill. Tra i contributi pionieristici statunitensi troviamo invece due donne: Margaret Naumburg e Edith Kramer. Sulla scia del pensiero di Freud e Jung, Margaret Naumburg ritiene che le produzioni artistiche dei pazienti siano l’espressione di materiali simbolici inconsci che in tal modo emergono alla coscienza. Nella terapia l’arte arriva così dove la parola non può. Edith Kramer invece focalizzava l’attenzione sul grande potenziale terapeutico del processo creativo in quanto tale. Nei paesi anglosassoni la figura dell’arte terapeuta ha da molto tempo un riconoscimento professionale codificato e la disciplina si è estesa ad altri campi di intervento più propriamente socio-educativi, preventivi e riabilitativi. In Italia è solo tra gli anni ’60 e ’70 che l’artiterapia comincia a farsi strada come disciplina autonoma. Attualmente in Italia ci sono scuole di diverso orientamento che formano gli arti terapeuti, ma solo dopo l’entrata in vigore della legge n°4 del 14-1-2013, tesa alla regolamentazione delle professioni non organizzate, le scuole più accreditate stanno provvedendo a costituire associazioni con registri professionali. In particolare la scuola di MusicArTerapia nella Globalità dei Linguaggi, il 16 aprile del 2014 ha costituito l’associazione professionale AIMAT (Associazione Italiana MusicArTerapeuti nella GDL ) di cui faccio parte. (link www.centrogdl.org ). L’associazione tutela gli associati e garantisce la loro formazione continua e in tal modo tutela anche l’utenza salvaguardando la qualità degli interventi.

Sotto l’etichetta ‘Arti terapie’ troviamo  rappresentate molte espressioni artistiche e in particolare si possono annoverare diverse discipline come :

-l’ arte terapia propriamente detta che utilizza le arti visuali come disegno, pittura, scultura, fotografia, video arte ;

– la musico-terapia che utilizza il suono, la voce, il canto, la musica e gli strumenti musicali come mezzo espressivo;

-la danza-movimento terapia che utilizza il corpo come mezzo principe dell’espressione interiore;

-il teatro-terapia dove espressione verbale e non verbale si coniugano con l’espressione corporea ;

– le arti terapie integrate che utilizzano le arti in maniera multidisciplinare .

Queste discipline poi le troviamo declinate in diverse scuole di pensiero e orientamenti terapeutici.

In generale, tutti gli orientamenti riconoscono che l ’artiterapia può essere sperimentata da chiunque, nel senso che per praticarla non è necessario disporre di particolari abilità o competenze artistiche perché ogni espressione ha diritto di cittadinanza essendo manifestazione di un sentire profondo e di valore. Essendo un tipo di comunicazione prevalentemente non verbale, l’arte terapia è particolarmente indicata per i bambini in genere e in particolare per i bambini autistici o con handicap sensoriali, oltre che per tutti quegli adulti che preferiscono esprimersi al di là delle parole. Mediante l’artiterapia è possibile attivare risorse naturali che ognuno di noi possiede elaborando il proprio vissuto in forme e dimensioni artistiche trasmissibili agli altri. Tutto ciò permette di aumentare l’autoconsapevolezza affrontando le difficoltà e controllando nel contempo stress, ansia e depressione. L’artiterapia viene utilizzata sia in ambito educativo e formativo nelle scuole, nelle comunità e nei gruppi di mutuo aiuto che in ambito sanitario e riabilitativo come supporto ad altri tipi di terapie. Infine può essere intrapresa come forma di terapia individuale o familiare. L’organizzazione mondiale della sanità (OMS) definisce la salute come ‘uno stato di benessere fisico, psichico e sociale’ non riducendo questo concetto alla semplice assenza di malattia. Le arti terapie sono strumenti che tendono proprio a realizzare questa definizione comprensiva.

L’IMAGO IN AZIONE

Il costante bombardamento visivo da televisione, internet e videogiochi si potrebbe mettere in relazione al problema dell’obesità che sta affliggendo sempre più la nostra civiltà occidentale. Il detto “siamo ciò che mangiamo” può essere esteso per similitudine a “siamo ciò che vediamo” . In merito segnalo di Stefano Zecchi, ‘L’uomo è ciò che guarda’ ed. Mondadori. Così come per i cibi che incorporiamo, anche le immagini possono farci bene o male, esserci d’aiuto o crearci scompensi. Il problema consiste nel fatto che generalmente non sappiamo calcolare gli effetti che queste producono in noi a livello profondo. In “Ricordi, sogni e riflessioni” C.G.Jung scrive “Noi siamo un processo psichico che non controlliamo o che dirigiamo solo parzialmente.” E ancora “ ….. la violenza delle immagini della mia esperienza infantile mi avevano terribilmente sconvolto.” L’imago infatti è sempre in azione, in particolare per i bambini e per gli adolescenti, come ben sanno coloro che ruotano intorno al mondo della pubblicità e ai suoi prodotti. Genitori sempre più ostaggi dei figli in materia di acquisti e sempre più bambini aggressivi ed adolescenti affetti da bullismo nelle scuole. La tipologia del ‘tiranno/violento’, ma anche ‘triste e solo’ sta aumentando a livello esponenziale.  Non sarebbe forse il caso di spegnere tv e pc portare i nostri pargoli a visitare qualche esposizione in giro per il Bel Paese?

Maria Teresa Cardarelli

(Foto: Tau ‘Cena Ultima’ 2005 -particolare di stampa su tela da collage su carta)

COMUNICARE ATTRAVERSO LE IMMAGINI

Può capitare che con le parole non riusciamo ad esprimere i nostri sentimenti, i nostri timori o le nostre aspettative a chi vorremmo comunicarli, altre volte non riusciamo nemmeno a comprendere come ci sentiamo, cioè percepiamo le nostre emozioni intrecciate o confuse. Il disegno progressivo fatto a coppie o anche a tre o a quattro persone può essere un valido strumento conoscitivo e introspettivo per l’emersione di temi rilevanti, ma non immediatamente evidenti. Condizione essenziale è disegnare liberamente senza preoccupazioni in merito al risultato compositivo od estetico perché solo sospendendo il giudizio su ciò che facciamo e che l’altro fa possiamo raggiungere l’obiettivo di una comunicazione piena e profonda. La comunicazione non verbale qui viene espressa al massimo livello perché si disegna a contatto di dorso/schiena e si esplora il disegno dell’altro, oltre che con la vista, anche con la mano, utilizzando il senso del tatto. L’esperienza del disegno progressivo si esegue senza parlare, meglio se accompagnati da un sottofondo musicale rilassante e in un ambiente raccolto. Si comincia così con un disegno libero poi, ad un certo punto, i partecipanti si scambiano i disegni, ove si pongono dei fogli trasparenti . Successivamente, ognuno continua a disegnare tenendo presente il disegno sottostante che viene prima ricalcato e poi completato con delle aggiunte personali. Dopo alcuni passaggi si ottengono delle sequenze grafiche che sono dei veri e propri dialoghi per immagini. Terminati i disegni e  dopo la visualizzazione delle sequenze si procede con ulteriori passaggi che si possono tradurre in brevi racconti e anche nella messa in scena dei soggetti espressi. Utilizzo da anni questa forma di disegno nei percorsi familiari al fine di favorire una comunicazione efficace tra genitori e figli, comunicazione alle volte compromessa dai ritmi di vita troppo incalzanti o da situazioni familiari problematiche. Questa esperienza appagante e stimolante garantisce l’ascolto di sé e dell’altro al confine tra il non verbale e il verbale potenziando l’empatia, la consapevolezza e molte volte anche la comprensione reciproca.

 Maria Teresa Cardarelli

LA SIMBOLOGIA DEI COLORI

I colori sono in grado di emozionarci e di risuonare dentro di noi incredibilmente. Già di primo mattino quando ci alziamo e ci vestiamo, iniziamo un dialogo con loro nella scelta degli indumenti da indossare. Il colore come fenomeno fisico in relazione alla luce è stato studiato ampiamente dalla fisica, mentre in psicologia, la scelta di determinati colori in una certa sequenza ci può far comprendere molte cose e attitudini di noi stessi e mi riferisco al test di Luscher conosciuto anche come il test degli 8 colori. Dal canto suo Michel Pastoreau ha scritto interessanti testi sul valore simbolico dei colori nelle diverse epoche storiche e nei diversi contesti culturali. Relativamente   all’aspetto simbolico dei colori,  in questo post vi propongo  una tabella riassuntiva  elaborata sulla base di diverse fonti . In tabella, accanto ad ogni colore ne vengono riportate le caratteristiche essenziali con parole-chiave. Poi c’è una colonna dedicata agli aspetti liberati positivi e una agli aspetti bloccati o negativi, perché i colori sono dei simboli e nei simboli convivono gli opposti. Sarà poi nell’economia della lettura della traccia grafica nel suo complesso che un aspetto o l’altro potrà prevalere. Le tabelle riassuntive sono ausili chiari e comodi, ma sempre  da utilizzare con buon senso il che significa che non vanno applicate in maniera rigida, sommaria od esclusiva. Se avete dei dubbi per la lettura di un disegno o di una traccia grafica contattate sempre un esperto.

 

 

COLORI CARATTERISTICHE ASPETTI LIBERATI

(POSITIVI)

ASPETTI BLOCCATI

(NEGATIVI)

BIANCO Contiene i colori dello spettro .

Elemento aria

Positività purezza, innocenza,resurrezione

 

Assenza,passività,senso di vuoto
NERO Implosione dei colori .

Elemento terra

Interiorità ricca,

desiderio di conoscenza,

mistero, austerità, eleganza, stile

Negazione, ribellione,rifiuto,capitolazione, depressione, chiusura
 

ROSSO

 

 

 

Movimento in sè primario ,caldo.

Elemento fuoco

Forza, volontà, passione, orientamento alla riuscita e al successo , vita, amore, sacrificio Volontà di potenza, aggressività , rabbia, traumi
GIALLO Centrifugo, primario caldo.

Elemento fuoco

Vitalità, risveglio, presa di coscienza, volontà di scelta, intuizione, spontaneità, cambiamento  

Declino,

mancanza di fedeltà

BLU/AZZURRO Centripeto, primario freddo.

Elementi acqua e aria

Interiorità ,riflessione,

bisogno di approfondimento e appartenenza

Introversione, malinconia, isolamento
VERDE Derivato (giallo+blu) ci sono verdi caldi e verdi freddi.

Elementi acqua e terra

Crescita, direziona- mento,perseveranza,auto affermazione Rigidità , inibizione
ARANCIO Centrifugo

Derivato (giallo+rosso) Caldo

Elemento fuoco

Compiacimento, piacere ,soddisfazione ,creatività Egocentrismo ,edonismo
VIOLA/INDACO Centripeto

Derivato

(rosso+blu) (rosa+azz)

Ci sono viola caldi e freddi

Spiritualità, mistero,metamorfosi Latenza, tensione, inquietudine, traumi,infantilismo
GRIGIO Derivato

(nero+bianco)

e miscele miste di altri colori-infinite sfumature

Stato di confine,

sospensione,

sfumature

Tristezza, noia, blocco, carenza di stimoli,depressione,bassa energia
MARRONE Derivato(rosso+giallo+ blu / verde o nero+rosso) Maturità, processi conclusi, umiltà Materialità, iper responsabilizzazione
 

ROSA

 

Derivato

(bianco+rosso)

Affettività, sentimento Illusorietà

 

Max Luscher ‘ Il test dei colori’, Ed. Astrolabio ,1976

Michel Pastoreau ‘ Il piccolo libro dei colori’ Ed. Ponte delle Grazie ,2006

A presto

Maria Teresa Cardarelli

MANDALA: TUTTO PARTE DA UN PUNTO

‘MANDALA’ E’ UN TERMINE CHE DERIVA DAL SANSCRITO E CHE RACCHIUDE DIVERSI SIGNIFICATI COME ‘CONTENERE L’ESSENZA’ , ‘CENTRO’ E ‘CIRCONFERENZA’. E’ ASSOCIATO ALLA CULTURA DEI VEDA, GLI ANTICHI TESTI SACRI DELL’INDUISMO. COMUNEMENTE QUESTA PAROLA VIENE UTILIZZATA PER INDICARE UN DIAGRAMMA CIRCOLARE COSTITUITO DALL’ASSOCIAZIONE DI DIVERSE FIGURE : IL PUNTO, IL CERCHIO, IL QUADRATO, IL TRIANGOLO E ANCHE ALTRE FORME. QUESTI DISEGNI PER I BUDDISTI E GLI INDUISTI HANNO PREVALENTEMENTE UN SIGNIFICATO SPIRITUALE E VENGONO ESEGUITI DAI MONACI PER LA MEDITAZIONE . PRESSO ALCUNE TRIBU’ INDIANE DEL NORD AMERICA COME I NAVAHO, I MANDALA DISEGNATI SUL TERRENO DAGLI UOMINI E DALLE DONNE MEDICINA HANNO INVECE SCOPI RITUALI E CURATIVI. ANCHE IN AMBITO OCCIDENTALE TROVIAMO MOLTE CONFIGURAZIONI MANDALICHE: I ROSONI DELLE CHIESE, LE PIANTE DI ALCUNE ANTICHE CITTA’ E BORGHI MEDIOEVALI, LE RUOTE SOLARI CON IL CRISTO CONTORNATO DAI 4 EVANGELISTI, LE AUREOLE DI CRISTO, DELLA MADONNA E DEI SANTI, COME BEN CI RICORDA IL GRANDE PSICOLOGO C.G. JUNG CHE LE HA STUDIATE PER DECENNI. JUNG RITENEVA CHE I MANDALA FOSSERO DEGLI ARCHETIPI CHE RISIEDONO NELL’INCONSCIO COLLETTIVO DELL’UMANITA’. UN ARCHETIPO E’ UNA CONFIGUAZIONE UNIVERSALE, IMPERSONALE ED EREDITARIA HA CIOE’ LA CARATTERISTICA DI PRESENTARSI IN CULTURE ED EPOCHE DIFFERENTI E DI VENIRE EREDITATA DALL’INDIVIDUO COSI’ COME SI EREDITANO I CARATTERI SOMATICI. SE GUARDIAMO ALL’ ARTE CONTEMPORANEA, ANCHE L’ACTION PAINTING DI J. POLLOCK, UNO DEI MAGGIORI ESPONENTI DELL’ESPRESSIONISMO ASTRATTO , SI INSPIRA AI MANDALA DEI NATIVI AMERICANI CHE LI REALIZZAVANO SUL TERRENO CON SABBIE COLORATE. LA FIGURA CIRCOLARE AFFASCINA L’UOMO SIN DAI TEMPI DELLE CAVERNE E A OGNI LATITUDINE. GRAFFITI RUPESTRI PREISTORICI IN AFRICA , EUROPA, NORD AMERICA ED AUSTRALIA PRESENTANO I MOTIVI DEL CERCHIO E DELLA SPIRALE. D’ALTRA PARTE SE CONSIDERIAMO LA NOSTRA STORIA BIOLOGICA NON DOVREMMO STUPIRCI, PERCHE’ TUTTO PARTE DA UN PUNTO , DA UNA CELLULA ,DA UN UOVO ROTONDO CHE SI SVILUPPA IN UN AMBIENTE TONDEGGIANTE: L’UTERO MATERNO. LA TERRA E’ UNA SFERA CHE GIRA INTORNO AL SOLE ATTRAVERSO UN’ ORBITA CIRCOLARE. I PRIMI UOMINI ORGANIZZARONO LA LORO VITA SOCIALE IN CERCHIO ATTORNO AD UN FOCOLARE . GLI ASTRI VISIBILI AD OCCHIO NUDO COME IL SOLE E LA LUNA HANNO QUESTA FORMA . INFINE TRA I PRIMI MOVIMENTI GRAFICI DEI BAMBINI DI OGNI CULTURA TROVIAMO FORME CIRCOLARI. JUNG SOSTENEVA CHE DA UN PUNTO DI VISTA PSICOLOGICO IL MANDALA FOSSE UN’ IMMAGINE DEL SE’, CIOE’ IL CENTRO DELLA TOTALITA’ E DELLA PERSONALITA’. IPOTIZZO’ INOLTRE CHE QUESTO TIPO DI CONFIGURAZIONE SIMBOLEGGIASSE IL BISOGNO NATURALE DI ESPRIMERE TUTTO IL NOSTRO POTENZIALE. CIOE’ IL CAMMINO VERSO IL COMPIMENTO DEL ‘SE’ . JUNG DEFINI’ QUESTA RICERCA ‘PRINCIPIO DI INDIVIDUAZIONE’. LA CRESCITA PERSONALE NEL CORSO DELL’ ESISTENZA CONSISTE NEL RITORNARE OGNI VOLTA CHE CE NE SIA BISOGNO PROPRIO VERSO QUESTO CENTRO SPECIALMENTE NEI PERIODI DI CRISI O DI DIFFICOLTA’. ECCO PERCHE’ DISEGNANDO MANDALA TENDIAMO A RITROVARE LA NOSTRA UNITA’ PSICO-FISICA PRIMARIA. DISEGNARE E PRODURRE MANDALA SIGNIFICA FARE UN’ ESPERIENZA CHE CI PORTA A:

– INCONTRARE NOI STESSI

– CONTATTARE LE NOSTRE ENERGIE IN UNO STATO DI RILASSAMENTO

– RIDURRE L’ANSIA AUMENTANDO L’ACCETTAZIONE E SOSPENDENDO IL GIUDIZIO

– INTRAVEDERE NUOVE POSSIBILITA’ LEGATE ALL’ESPERIENZA DEL CAMBIAMENTO INTESO COME EVOLUZIONE .

VI SEGNALO UN BEL LIBRO SULL’ARGOMENTO:  SUSANNE F. FINCHER ‘ I MANDALA’ 1996 ED. ASTROLABIO E VI RICORDO CHE AL TAULAB SI ORGANIZZANO PERCORSI PER ADULTI SU MANDALA E BENESSERE PSICO-FISICO.

A PRESTO

MARIA TERESA CARDARELLI

Viaggiare sulle ali della fantasia con i piedi per terra

 SULLE ALI DELLA FANTASIA CON I PIEDI PER TERRA (28 settembre 2014)

‘Viaggiare sulle ali della fantasia con i piedi per terra’ non è certo questione di poco conto che potremmo affiancare  alla più conosciuta perla di saggezza ‘Solo chi ha radici può volare’. Per ogni persona, la terra e le radici sono costituite dal suo albero genealogico, cioè dalla famiglia. Questo è un regalo che madre natura fa indistintamente a tutti. Se siamo qui è perché abbiamo un padre e una madre che ci hanno messi al mondo e dietro di loro un’altra miriade di persone.(link: www.lapsicogenealogia.it) Ovvietà sconcertante, molto meno ovvia invece è la conoscenza profonda di queste radici da parte nostra come la consapevolezza dei messaggi, specialmente non verbali, a cui siamo stati sottoposti nell’ infanzia e con i quali siamo cresciuti. Messaggi che nel bene e nel male ci hanno condizionato, alle volte fino al punto da farci dimenticare di avere un paio di ali. OLGA CIAMARRA, la protagonista di un racconto inedito che ho scritto recentemente, era una donna a cui questi temi stavano molto a cuore. Eccone uno stralcio tutto per voi.

Per questo ogni tanto si rendeva di vitale importanza de-programmare per ri-programmare e con ciò mi riferisco al ruolo che ciascuno ricopre all’interno della propria famiglia. Perché tale operazione abbia successo il segreto sta nella temporanea sospensione di ruolo. Per un po’ di tempo ci vuole la pazienza di non far nulla, di star fermi ad osservare attentamente ogni segnale . La prima volta che tentai un’operazione di de-programmazione avevo 12 anni e i miei genitori pensarono che avessi contratto una malattia neurologica. A seguito di un encefalogramma che risultò nella norma, mamma e papà tirarono un respiro di sollievo e ripresero le loro vite di sempre, convincendosi che si doveva trattare di un’eccentricità adolescenziale.  I ruoli che tutti noi possiamo assumere nella vita, come la madre, il padre, la moglie, il marito, l’amante, il figlio/a, l’operaio, il manager, il direttore, il mediatore, il pazzo, la crocerossina, il casanova, il marziano, lo scemo del villaggio e chi più ne ha più ne metta, sono un’arma a doppio taglio potentissima. Qualunque sistema, anche quello familiare, per funzionare ha bisogno di contare sul fatto che i soggetti che lo compongono assumano un ruolo (guarda caso sempre assegnato da altri) e lo sostengano. Il problema è che così facendo, oltre a giocare delle parti i cui abiti spesso si rivelano stretti, nel tempo, i ruoli finiscono per cristallizzarsi provocando danni ingenti sia alle persone, sia al sistema nel suo complesso che tende a perpetuarsi, anche in assenza di efficienza e di efficacia. Solo un evento critico può far innescare la scintilla della trasformazione che può spalancare le porte a Regina Libertà, ma forse sto esagerando. Piace a tutti riempirsi la bocca di questa bella parola, in realtà siamo pronti a rinunciarvi per una manciata di lenticchie. Spesso mi sono chiesta cosa sia la libertà e in cosa consista. E’ possibile sentirsi ed essere davvero liberi? A partire dalla vita prenatale siamo bersagliati dagli umori di nostra madre e di rimbalzo di nostro padre, per non parlare delle aspettative che i nostri cari hanno sul nostro conto già prima che mettiamo il piedino in questo mondo. Io ho sempre avuto l’impressione che il mio arrivo avesse scatenato il putiferio tra i miei genitori i quali all’epoca stavano terminando i loro studi universitari ed erano piuttosto al verde. Durante il travaglio, ebbi subito l’occasione di tornare da dove ero venuta, ma prontamente una suorina mi battezzò per direttissima in sala parto.   Forse  quelle poche gocce di acqua benedette dalla fede mi evitarono quel noioso mondo, né carne, né pesce, chiamato limbo, cancellato dall’universo anche da un Papa. Dopo il rito battesimale espresso, le cose presero tutt’altra direzione e qualche mese dopo mi ritrovai con i parenti tutti per il rito ufficiale in una chiesa come Dio comanda, sicché sono stata battezzata due volte. Dopo la  mia nascita,  mamma stentava a riprendersi dal parto e papà, che all’epoca era senza lavoro, non faceva che scrivere poesie dai toni melodrammatici e dipingere facce dalle espressioni allucinate: percepii molto presto che ero di troppo.  Quando poi, venni a sapere da mio padre che aveva cercato di convincere la fidanzata a rinunciare alla sua creatura e che dopo la mia nascita un prozio cercò di sopprimermi per saldare un conto in sospeso con suo fratello, cominciai a soffrire di una sottospecie di sindrome della sopravvissuta. Mia sorella, invece, secondo i desideri di papà, avrebbe dovuto essere un maschio. In genere, i bambini che non corrispondono alle aspettative dei genitori in merito al sesso finiscono anche loro per avere dei problemi, perché percepiscono che dovrebbero essere diversi da quello che sono. Per continuare nella lista ci sono poi i ‘figli sostituti’, cioè quelli che devono rimpiazzare un bambino precedentemente morto in tenera età, questi di solito vivono con accanto il fantasma dello scomparso, come mio padre, che nacque dopo la morte di una sorellina di cui guarda caso porto il nome. Tra i nascituri del pianeta terra il tipo ‘era meglio non esserci’, il tipo ‘devo essere diverso’ e il tipo ‘devo sostituire un altro, sono veramente moltissimi. Oggi c’è anche un gran numero di bambini ‘al mondo a qualunque costo e in qualunque modo’; pure loro possono avere problemi. Spesso questi poveretti non sanno chi è il loro padre naturale o la madre che li ha portati in grembo, e molti di loro dall’adolescenza in poi, come del resto i bambini adottati, cominciano ricerche forsennate per conoscere le proprie origini, venendo per lo più osteggiati dalle leggi vigenti. Infine, ci sono tanti bambini ‘devo realizzare tutto quello che i miei volevano fare nella vita e non sono riusciti a fare’, anche questi non se la passano poi tanto bene, specialmente se hanno capacità inferiori alla media. Per contro ci sono schiere di fanciulli che non devono neanche sognarsi di superare i genitori. Ma esistono bambini che vengono al mondo con la possibilità di diventare nel tempo ciò che sono?

Lasciamo  ora Olga Ciamarra perché vorrei farvi una modesta proposta. Quando pensate alla vostra famiglia qual è la prima immagine che vi viene in mente? Provate a disegnarla o a farla disegnare ai vostri figli. Dalle mani usciranno forme e colori che sicuramente vi sorprenderanno. Poi interrogate silenziosamente la vostra immagine, sono certa che vi parlerà dei tesori e dei segreti del vostro albero. L’immagine in apertura è il disegno di un bambino di 8 anni dal titolo’ Quando penso alla mia famiglia’.

A presto Maria Teresa Cardarelli

TAULABLOG : Arte, Benessere, Consapevolezza

Venticinque anni di lavoro-ricerca nel campo delle arti visive e plastiche e tredici anni dedicati allo studio e alla sperimentazione delle arti terapie mi hanno convinta a dedicare un blog su arte, benessere e consapevolezza. Il blog nasce come progetto di pubblicazione a cadenza mensile nella speranza  che questi posts possano stimolare approfondimenti e proposte da parte dei lettori.  In questa prima uscita desidero fare un piccolo bilancio sul percorso intrapreso in questi anni ringraziando innanzitutto le persone che ho incontrato sul mio cammino: genitori, insegnanti, operatori, colleghi, artisti, ma soprattutto i bambini che sono creature straordinarie da cui si può davvero  imparare l’artedivivere. Citare tutti  mi risulta impossibile ma ognuno ha un posto nel mio cuore. Il lavoro di ricerca artistica personale come quello sulle arti terapie mi ha portato a saggiare le grandi potenzialità insite nei linguaggi non verbali.  Ho avuto la fortuna di sperimentare quanto la libera espressione artistica sia un medium efficace per entrare in profondo contatto con sé stessi permettendo nel contempo di relazionarsi agli altri con modalità nuove e creative. L’arte, insieme alla spiritualità a cui essa è così profondamente legata, mi ha dato l’opportunità di vivere pienamente e di affrontare con una certa dose di ottimismo ed ironia quelle traversie che nella vita tutti prima o poi incontriamo. Negli anni l’esperienza mi ha permesso di mettere a punto percorsi qualificati per i singoli, per i gruppi e soprattutto per le famiglie con prole, i cui genitori desiderano intraprendere un’esperienza comunicativa profonda ed efficace con i propri figli al fine di comprendere meglio i loro problemi, così come le loro potenzialità e possibilità di sviluppo personale. Penso che ognuno nella vita sia chiamato a divenire ciò che è. Si tratta di un percorso affascinante e nello stesso tempo complesso perché implica consapevolezza.  Lavorando con tante persone ho potuto toccare con mano come la comunicazione non verbale,nelle sue molteplici sfaccettature, si sia dimostrata un utile mezzo in grado di smuovere blocchi emozionali e corporei. Le arti terapie rientrano nel campo dei  linguaggi non verbali e stimolano il problem-solving a molti livelli oltre ad essere attività piacevoli ed appaganti. Infine lo sviluppo del pensiero creativo è oggi più che mai necessario per affrontare con coraggio e speranza quei cambiamenti che la nostra epoca di passaggio, ci stimola a perseguire per ritrovare nuove armonie e nuovi equilibri. Ricapitolando, se ne avete il desiderio e un po’ di tempo, parliamo e progettiamo insieme sul TAULABLOG alla ricerca dell’artedivivere.

A presto

Maria Teresa Cardarelli