La pandemia di questo 2020, oltre a determinare in Italia una forte perdita di posti di lavoro, lasciando molte persone disoccupate e/o in balia delle politiche economiche del governo, ha profondamente influenzato e modificato il lavoro di milioni di individui e ovviamente anche il mio, di arti terapeuta, basato essenzialmente sulla relazione interpersonale e sul corpo a corpo. In particolare, quest’anno i laboratori artistico-espressivi e di Globalità dei Linguaggi in presenza che conduco da tanti anni nelle scuole sono stati pochi e a singhiozzo. Comunque, durante il lockdown totale, iniziato in Italia il 9 marzo 2020 e protrattosi fino all’inizio di giugno, ho cercato di fare “di ogni necessità virtù”, provando ad utilizzare le piattaforme on line di due scuole, unica alternativa percorribile a motivo delle chiusure. A partire da aprile dunque mi sono messa in gioco su questo fronte, perché non avevo intenzione di farmi paralizzare da una minuscola palla cosparsa di propaggini a trombetta che in realtà ha poi stravolto le nostre vite, ma all’inizio non potevo immaginare con quale profondità lo avrebbe fatto. Nella seconda metà di aprile ho così promosso, insieme all’équipe di “Vedere Voci Plus” la ricerca Dar voce ai bambini attraverso il disegno libero in tempi di lockdown (1) su due piattaforme scolastiche, coinvolgendo bambini sordi e udenti frequentanti due scuole elementari e alcune loro maestre.  Contemporaneamente, con una classe di terza media già conosciuta, ho implementato su piattaforma Cisco, insieme ad alcuni insegnanti, il laboratorio di arte terapia Viaggiare in una stanza (2)  Tutto ciò, visto il particolare momento che stavamo attraversando, ha costituito lavoro volontario non retribuito sia per me che per i miei collaboratori. Dalla ricerca appena citata è nata poi una nuova proposta laboratoriale Theater Carpet Tale (3) studiata appositamente per poter essere realizzata nelle scuole in tempo di Covid, con piccoli gruppi di bambini nel rispetto delle regole imposte alle scuole, che finalmente in settembre avevano riaperto i battenti. In ottobre questo nuovo laboratorio è stato realizzato con successo solo in una classe di seconda elementare perché poi, a motivo di nuove restrizioni anche dovute alla comparsa di alcuni focolai nelle scuole, non mi è stato più possibile continuare e dall’inizio di novembre il lavoro si è purtroppo arenato tra gli scogli di una pandemia gestita a colpi di DPCM con la logica alternata dello stop and go. Nel corso di questi lunghi e difficili mesi mi sono posta molte domande, e in particolare mi sono arrovellata su alcune.

Per il tipo di lavoro che svolgo è possibile utilizzare le piattaforme o comunque in generale la modalità on line senza snaturare il senso e l’essenza degli interventi, in definitiva è possibile fare arte terapia on line? Inoltre che cosa ha comportato ed eventualmente comporterà per me  usufruire di tali mezzi se la pandemia dovesse durare ancora a lungo? Ed infine che cosa comporta per l’utenza la modalità a distanza? In particolare cosa comporta per i bambini? E per gli adulti? 

Le poche provvisorie risposte che mi sono data, anche sulla base delle esperienze fatte in questi mesi, costituiscono solo l’inizio di una riflessione infatti, nonostante in tutta Europa sia partito proprio oggi il “Vaccine Day” che a detta della maggioranza degli epidemiologi e dei virologi ci farà voltare definitivamente pagina nel giro di un anno, molti economisti e sociologi affermano che in futuro dovremo tutti attrezzarci sempre più con le forme di lavoro a distanza. Quando ho cominciato a riflettere, per organizzare il laboratorio “Viaggiare in una stanza” mi sono subito dovuta scontrare con il fatto che i materiali di un laboratorio di arti terapia dovevano essere ahimè ridimensionati, anche perché in una situazione del genere è l’utenza che deve provvedere a recuperarli, mentre prima ero io che li fornivo nella misura e nelle specie che ritenevo necessarie per sviluppare un certo tipo di percorso. Certo si potrebbero fornire delle liste di materiali prima di iniziare, ma resta il fatto che, specialmente per i genitori, può essere oneroso rifornirsi sia in termini di tempo che di spesa, con il risultato che poi non tutti hanno il necessario per procedere. Inoltre solo in alcune abitazioni si possono recuperare discreti spazi liberi per lavorare con materiali diversi, magari anche a terra. Dunque, era necessario prima di tutto ridurre i materiali, proponendo quelli di più semplice reperibilità, anche perché proprio in quel periodo le cartolibrerie erano chiuse e paradossalmente nei supermercati anche semplici album e colori erano generi che non si potevano comprare. Poi fin da subito era chiaro che on line alcune attività che riguardano soprattutto la dimensione corporea sarebbero state improponibili, l’interfaccia di un piccolo schermo non permette di utilizzare il corpo nello spazio e questo è molto penalizzante specialmente per i bambini e i soggetti portatori di handicap. Dunque, un altro elemento era che il laboratorio sarebbe dovuto essere molto più statico del solito. Infine, gli insegnanti che collaboravano con me sul progetto mi avevano pregata di ridurre i tempi dei laboratori che di solito sono di 90 minuti, in quanto i ragazzi non dovevano giustamente sforare un certo numero di ore davanti al pc.  Ovviamente, togliere materiali, togliere movimento e ridurre i tempi significava rinunciare ad una buona fetta di possibilità espressive, obiettivo fondamentale delle arti terapie. Infine, quando ci siamo ritrovati tutti sulla piattaforma Cisco per il laboratorio ho potuto constatare molto presto che veniva a mancare quella fondamentale energia del gruppo realizzabile solo in carne e ossa e nel qui ed ora. Ognuno era un atomo che si interfacciava con altri atomi all’interno di uno spazio virtuale. Non solo, anche la stessa comunicazione verbale risultava difficoltosa per diversi ordini di motivi. Primo tra tutti la connessione che per alcuni andava e veniva per cui bisognava ripetere le cose molte volte con effetti di ridondanza molto disturbanti. La modalità on line, inoltre, prevede competenze tecniche da implementare su più fronti e alle volte anche in contemporanea: ascoltare/comprendere, intervenire prenotandosi, condividere immagini/documenti prodotti, saper regolare i microfoni, silenziandoli quando si ascolta e attivandoli quando si parla, attivare e disattivare la telecamera, saper usare la chat per comunicazioni generali o personali. Insomma, bisogna padroneggiare bene il mezzo ed essere in un luogo dove c’è una buona connessione. 

Questi due ultimi aspetti in particolare creano delle differenze di partenza che rischiano di compromettere la partecipazione di alcuni rispetto ad altri. Questo punto è molto importante perché un altro obiettivo delle arti terapie è quello di permettere a tutti i componenti del gruppo di esprimersi a tutto tondo, ma se le condizioni di partenza sono molto differenziate questo aspetto non viene più soddisfatto. Dunque, anche se alla fine il laboratorio ai ragazzi è piaciuto e la loro partecipazione a detta degli insegnanti è stata attiva io ero un po’ delusa perché avevo potuto constatare personalmente che con i laboratori on line si snaturava buona parte dell’intervento. L’alternativa però era ed è purtroppo tuttora non fare nulla. Ovviamente, in questi mesi ho anche dovuto approfondire l’uso delle piattaforme e devo dire che al di là di qualche tutorial più o meno ben fatto, di manuali in lingua italiana che spieghino chiaramente tutte le possibilità che questi mezzi offrono c’è ancora ben poco. Infine, ho rilevato che se con gli adulti sarebbe anche possibile lavorare discretamente con la modalità a distanza (l’ho sperimentato facendo sessioni on line di psicodramma e formazione), con i bambini e i ragazzi costituisce un tale impoverimento da scoraggiarmi a intraprendere seriamente questa strada. Diversamente le cose sono andate per la ricerca promossa on line nelle due scuole elementari, nel senso che lì non si trattata di gestire dei laboratori, ma una consegna abbastanza precisa che i bambini partecipanti potevano eseguire autonomamente a casa inviando poi l’elaborato finale: cioè un disegno libero eseguito in tempo di lockdown con la tecnica desiderata (matite, pennarelli, tempere, acquerelli, pastelli, collage). Devo dire che alla fine dell’operazione, quando in settembre è stato finalmente possibile consegnare alle classi partecipanti il grande telo con la riproduzione di tutti i disegni, durante una pubblica conferenza, la gioia e l’entusiasmo dei bambini sono stati molto palpabili e hanno costituito per me fonte di grande soddisfazione. In un momento per loro molto difficile si sono sentiti di far parte di un progetto comune che è sfociato in un’opera collettiva, grazie alla sponsorizzazione del Leo Club giovani di Carpi. In definitiva la partecipazione a questa ricerca li ha fatti sentire un gruppo che ha condiviso emozioni ed esperienze attraverso la produzione artistica. Da questa opera collettiva ho poi elaborato il nuovo laboratorio Theater Carpet Tales che come dicevo è stato possibile fare in presenza solo con una classe di seconda elementare nel mese di ottobre. Questo promettente laboratorio sarà l’oggetto del prossimo post. Concludendo, il 2020 è stato un anno particolarmente complesso dove la riflessione e lo studio sono stati prioritari rispetto al fare e le domande sono state molto più numerose delle risposte.

(1) I risultati della ricerca sono reperibili su questo blog al seguente link :
https://www.tau-lab.com/cms/ricerca-dar-voce-ai-bambini-attraverso-il-disegno-ai-tempi-del-corona-virus-report/

La ricerca ha costituito la sesta edizione di Vedere Voci Plus/2020

(2) Laboratorio di arte terapia incentrato sul disegnare i propri sogni.

(3) Laboratorio teatrale e narrativo che ha come base di partenza disegni riprodotti su un tappeto che costituisce la scena su cui  interagire