Laboratorio Theater-Carpet-Tales

Nell’anno della pandemia, la sesta edizione di Vedere Voci Plus ha portato un frutto insperato, confermando che nei momenti difficili possono nascere cose nuove e stimolanti. Infatti, dal telo (1), dove sono stati riprodotti tutti i disegni dei bambini sordi e udenti che hanno partecipato alla ricerca Dar voce ai bambini attraverso il disegno libero, svoltasi durante il, primo lockdown tra il 15 aprile e il 15 giugno (2) è venuto alla luce il nuovo laboratorio: “Theater-Carpert-Tales” che tra ottobre e novembre 2020, nel rispetto delle regole anti-covid, è stato proposto ad una classe di seconda elementare che aveva partecipato alla ricerca. Il laboratorio in questione composto di quattro incontri ha visto alternarsi tre gruppi di sei bambini, più un incontro conclusivo con tutta la classe. In questo laboratorio il grande telo dei disegni si è trasformato in un tappeto scenico dove i partecipanti hanno fatto teatro di improvvisazione, partendo da immagini raggiunte attraverso un dado tirato a caso. Le immagini con il loro potere evocativo ci hanno portato così, insieme ad un esercizio preparatorio, ad indossare i panni di un personaggio, di un animale, di un elemento naturale, di un oggetto. Poi, grazie ad un’intervista condotta dal gruppo, ogni partecipante ha delineato con maggior precisione il suo personaggio dandogli anche un nome. I bambini interagendo su questo tappeto hanno potuto esprimere la loro dimensione corporea e linguistica, improvvisando situazioni e dialoghi a partire da alcuni input iniziali. Da queste interazioni si sono sviluppati dei temi che sono stati successivamente rielaborati in racconti (Tales), poi illustrati dai bambini nei loro passaggi più significativi. In particolare durante una delle sessioni teatrali è emersa con forza la realtà della pandemia ed è questa su cui desidero soffermarmi.

 

La storia di Robot Virus

Partiamo dai personaggi desunti dalle immagini di partenza riprodotte sul telo a cui i sei partecipanti sono giunti tirando un dado. 

Prima fila da sinistra a destra:

-Albero Novic giocato da L.

-Cane lupo Sora giocato da Le.

-Il fiore rosa Rosa giocato da E.

Seconda fila da sinistra a destra:

-Cuore Cuoricino giocato da S.

-Coniglio pasquale Robby giocato da La.

-Robot Virus giocato da M.

Qui di seguito il racconto illustrato desunto dalla sessione teatrale.

C’era una volta un albero speciale, l’albero Novic, infatti tra le sue foglie potevi trovare ogni tipo di fiori e di frutti. Un giorno, sotto le sue fronde si fermò il cane lupo Sora che si lamentava ululando.

-UUUUUU! Che male, che male!-

-Che ti succede Sora?- chiese Novic.

– Da due giorni ho un gran mal di pancia e il mio padrone non è riuscito a farmelo passare …-

-Accidenti mi dispiace tanto! Prova a mangiare un po’ di questa banana energetica speciale – disse Novic, calandola verso il basso.

-Grazie Novic, sei davvero un amico, proverò a fare come dici-

-Ora come va Sora?-

  IL CANE SORA SI RECA DALL’ALBERO NOVIC

-Devo dire che mi sento già un po’ meglio – e si alzò pian piano sulle quattro zampe.

Improvvisamente, apparve davanti a loro una strana creatura rotonda con tante protuberanze che non perse tempo a presentarsi:

-Io sono Robot Virus!- esclamò sghignazzando.

– Chi? Cosa? Ma non sarai mica stato tu a causare il mal di pancia a Sora? – chiese l’albero. 

– Esatto! Sono stato proprio io! – rispose Robot Virus scomparendo in un lampo, così come era apparso.

L’ARRIVO DI ROBOT VIRUS

Novic preoccupato si rivolse a rosa Rosa che cresceva lì accanto.

-Rosa Rosa mi è venuta un’idea…tu hai un profumo buonissimo, ma magari questo potrebbe risultare una puzza incredibile per il virus e magari lo manderebbe via.

-Va bene Novac, se quel brutto ceffo torna proverò a fare qualcosa- rispose il fiore.

Quando Robot Virus riapparve rosa Rosa cominciò a scuotersi talmente forte che lo investì completamente con il suo odore. Lui si tappò il naso, ma non si scompose, anzi cominciò a minacciare tutti di chiamare altri Robot Virus come lui, poi ridendo si allontanò.

I tre amici, sempre più allarmati, pensarono allora di parlare con Cuoricino. Così Sora andò a cercarlo e trovatolo gli raccontò cosa era successo.  Poco dopo arrivarono insieme presso l’albero. Cuoricino aveva dentro di sé molta acqua che, attraverso il calore che era in grado di produrre, poteva  raggiungere altissime temperature.

 -Senti Cuoricino, che ne dici di inondare il virus di acqua bollente? – chiese Novac

– Possiamo provare – rispose Cuoricino cominciando a surriscaldarsi. 

Quando Robot Virus tornò, Cuoricino in un baleno gli rovesciò addosso tutta l’acqua bollente che poté, ma anche questa non ebbe nessun effetto su di lui.

– Non riuscirete a sconfiggermi! – urlò Robot Virus, poi cominciò a fare versi strani e a muovere le braccia in modo minaccioso.

Allora Sora andò a chiamare anche il coniglio pasquale Robby che arrivò con un bel cesto di uova al cioccolato.

Come potevano dunque sbarazzarsi di questo pericoloso virus? 

CUORICINO E IL CONIGLIO ROBBY TENTANO DI ALLONTANARE ROBOT VIRUS

Cominciarono a consultarsi e alla fine decisero di unire le loro forze costruendo una vera e propria bomba al cioccolato. Misero all’interno del più grande uovo di Robby uno sciame di api che abitava nell’albero, delle noci di cocco che crescevano su Novac, l’odore della rosa e l’acqua bollente di Cuoricino in un apposito sacchetto termico. Alla fine dopo aver sigillato tutto per bene all’interno dell’uovo di cioccolato aspettarono il ritorno di Robot Virus. Appena questo arrivò, minaccioso come sempre, Sora ringhiando gli scaraventò addosso l’uovo-bomba che scoppiò con un gran boato appena lo raggiunse.

LA PREPARAZIONE DELL’UOVO BOMBA

Il risultato fu che Robot Virus si arrabbiò sempre di più, cominciando a tirar fuori dalle sue tasche una marea di altri piccoli Robot Virus che si sparsero nell’ambiente circostante. Sembrava proprio che non ci fosse più nulla da fare…

Allora Cuoricino chiese con un fil di voce a Robot Virus –  Noi abbiamo paura di te perché sei troppo pericoloso e arrabbiato con noi…- 

–  Tutti i virus sono arrabbiati, perché abbiamo dovuto combattere il drago del monte Everest – tuonò lui.

-Ma lo avete poi sconfitto il drago?- chiese timidamente Robby il coniglietto.

-Certo che sì, e la nostra vittoria ci ha resi molto più pericolosi per tutti.

-Dunque sei così arrabbiato perché il drago vi ha fatti diventare così pericolosi che nessuno vuol avere a che fare con voi? Chiese Novic. 

– Certo! Voi volete farci fuori e non abbiamo altra scelta che essere sempre più arrabbiati.

– Ma così non sarete mai felici! Chi è arrabbiato non è felice, perché finisce per restare solo- disse rosa Rosa.

– Ma che roba è la felicità? – chiese Robot Virus perplesso.

-La felicità è riuscire a vivere tutti insieme in pace. Se la volete provare la felicità voi virus dovete diventare meno pericolosi e meno arrabbiati – concluse Cuoricino decisamente sconsolato, perché  pensava che con questo Robot Virus sarebbe stato molto difficile scendere a patti.

Intanto Robby il coniglio cominciò a lamentarsi perché aveva mal di pancia e Novic gli allungò una banana energetica. 

 

Qualche considerazione

Per come si è sviluppata la scena, questo gruppo di bambini di 7/8 anni ha mostrato di avere un alto livello di consapevolezza e determinazione, insieme ad una fervida fantasia. Intanto il Virus come già ci dice il titolo del racconto è un “robot” dunque per definizione qualcosa creato dall’uomo. Anche se la stragrande maggioranza dei virologi è attualmente propensa a ritenere il Covid 19 come naturale e passato dall’animale all’uomo, attraverso fenomeni di zoonosi non ancora del tutto chiariti, non possiamo escludere a priori che il virus naturale o modificato che sia possa essere sfuggito per errore da un laboratorio, proprio là dove si studiano e si sperimentano anche farmaci contro questi microorganismi patogeni che sono apparsi sulla scena del pianeta terra molto prima di noi.  Comunque, resta il fatto che anche in una zoonosi il comportamento umano risulta rilevante come ben descrive David Quammen nel suo bel libro “Spillover” (3). 

Insomma, l’uomo c’entra sempre, in un modo o in un altro, e di questo dovremmo essere tutti consapevoli. I bambini di questo gruppo lo sono. Tornando ai robot questo argomento ha sicuramente un fascino singolare. Non solo nella narrativa fantascientifica si manifesta la preoccupazione che la macchina possa competere con l’uomo, ribellarsi ad esso o addirittura sterminarlo, infatti l’argomento è ampiamente dibattuto anche dalla comunità scientifica e filosofica, soprattutto in materia di intelligenza artificiale. I bambini di questo gruppo nella loro sessione teatrale ci parlano esattamente di un caso simile, dove Robot Virus è una seria minaccia per gli animali e, per estensione, anche per l’essere umano, pronto a replicarsi ogni qual volta si cerchi di annientarlo. Anche la lezione sul comportamento del virus che ad un certo punto appare, poi sembra scomparire per poi riapparire è stata decisamente appresa, come ci ha insegnato la prima e la seconda ondata con in mezzo l’estate. Intanto, sulla scena del nostro teatro, gli amici animali e vegetali con molta determinazione e fantasia tentano svariate strategie per cercare di neutralizzare il virus: dalle più semplici e immediatamente disponibili, come la banana energetica che cresce sull’albero Novic e l’odore della rosa, alle più complesse, come l’acqua bollente prodotta da Cuoricino e la bomba al cioccolato. Anche nel mondo reale le cose sono andate più o meno così nel contrastare la pandemia, con l’iniziale utilizzo di farmaci esistenti per altre patologie e il plasma dei malati guariti, fino agli anticorpi monoclonali e ai vaccini usciti recentemente sul mercato. Fin qui dunque bambini consapevoli e determinati. Del resto è notorio di come le difficoltà ci facciano spesso crescere più in fretta, bisogna però vedere anche “il come” ci fanno crescere, specialmente se ragioniamo sul lungo periodo. A tal proposito, la domanda che mi pongo è la seguente: lo stato di crisi che purtroppo continuerà a permanere, soprattutto alla luce del problema delle varianti del virus, che effetti avrà sul senso di sicurezza e bisogno di protezione di cui comunque i bambini e i ragazzi hanno bisogno per crescere e svilupparsi armoniosamente? Qui si innesta un altro tema molto importante e cioè quello dell’ascolto da parte del mondo adulto che secondo me, oggi, è assolutamente insufficiente. I dati parlano chiaro: a motivo della pandemia il disagio infantile e giovanile sta aumentando a dismisura e gli psicologi ce lo stanno segnalando con forza. Per quanto tempo i bambini e i ragazzi potranno ancora reggere tutto lo stress, che una pandemia del genere comporta, quando viene a mancare il contenimento necessario? Moltissime scuole hanno preso la sofferta decisione di tagliare tutte quelle attività laboratoriali (come anche quella qui descritta) che permettono ai bambini di esprimere in un ambiente protetto le loro emozioni e i loro sentimenti per provare anche ad elaborarli e questo per ragioni di sicurezza. Sinceramente non ritengo che sia stata una scelta particolarmente lungimirante, come anche quella di aver tenuto chiuse le scuole così a lungo. In realtà si è constatato che si possono tenere aperte le scuole mantenendone le attività garantendo degli standard di sicurezza più che accettabili. Certo da un punto di vista organizzativo è molto più facile chiudere, eliminare, semplificare all’osso, ma dobbiamo concludere che i costi di queste politiche sono e saranno elevatissimi.  Torniamo ora al racconto. In esso sono presenti altri aspetti interessanti costituiti dall’attribuire dei sentimenti umani al virus. Robot Virus è molto arrabbiato, ma ovviamente non solo lui, se leggiamo oltre le righe, chi lo interpreta ci parla anche di una rabbia personale che sembra non trovare soluzione. Secondo rosa Rosa questa rabbia e pericolosità renderanno Robot Virus solo e infelice, come avviene sostanzialmente nel mondo degli esseri umani. Robot Virus però afferma di non conosce la felicità, perché non sa cos’è, dunque perché dovrebbe cambiare strategia? Infatti la scena si chiude con il coniglietto Robby che comincia a lamentarsi per il mal di pancia, cioè con un nuovo contagio. 

Il principio di realtà e la mancanza di un lieto fine della storia in questo gruppo prevale e quando penso che c’è una quota di adulti non irrilevante che ancora nega il problema resto veramente basita. 

Uno spunto di riflessione ce la dona alla fine Cuoricino quando dice “La felicità è riuscire a vivere tutti insieme in pace.” Ovviamente si tratta di un monito per gli umani, cioè per tutti noi. La felicità e, aggiungo, il benessere delle nostre comunità sono legate alla pace tra le persone che le formano, ma non di meno dalla pace che dovremmo fare con madre natura, ripensando seriamente a certi nostri comportamenti di sfruttamento insensato. Dove c’è ingiustizia e sfruttamento non c’è pace e nemmeno felicità. Cari bambini: chapeau! Per concludere, i quattro disegni che accompagnano il testo del racconto hanno in comune un senso di agitazione manifestato dagli andamenti grafici nervosi che rappresentano il cielo e tre hanno in comune la mancanza di radicamento e sicurezza perché non c’è linea di terra. Quello che non dicono le parole lo dicono i segni.

 

Maria Teresa Cardarelli- Febbraio 2021

 

Note al testo

(1)  I teli poi donati alle scuole partecipanti e a Vedere Voci Plus sono stati realizzati grazie al contributo del Leo Club sezione di Carpi. Il service è stato anche inserito nella Newsletter di Gennaio 2021 del Leo Club Italia 

(2) I risultati della ricerca li trovate aprendo questo link

(3)  David Quammen, “Spillover”, Adelphi Edizioni, 2014

TAULABLOG DI MARIA TERESA CARDARELLI – PIAZZA MARTIRI 46 CARPI – C.F. CRDMTR62M68B819S – TEL 335 78 87 758
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