Laboratorio di Globalità dei Linguaggi ‘FOTORICORDI’ per pazienti Alzheimer e caregiver
“Il lavoro creativo è sospeso tra la memoria e l’oblio.”
Jorge Luis Borges
Anche nel 2019 il GAFA (1) mi ha chiesto di elaborare un percorso di MusicArTerapia nella Globalità dei Linguaggi a favore di pazienti Alzheimer e loro caregiver, per sette coppie inviate dal reparto geriatrico, sotto la supervisione della dottoressa Vanda Menon (2). Questa volta il percorso ha preso le mosse da un famoso aforisma di Jorge Luis Borges sul lavoro creativo che ha assolutamente anticipato le più recenti ricerche neurologiche relative allo studio della memoria e dell’oblio come due funzioni fondamentali del cervello umano. Fino a poco tempo fa, i neurologi consideravano l’oblio, le dimenticanze e in generale la perdita di informazioni per scarsa memoria un vero e proprio deficit cognitivo da contrastare con ogni mezzo possibile, ma recentemente, alcune ricerche hanno messo in luce la funzione adattiva di questi fenomeni (3). Infatti, oggi esistono prove dell’esistenza di meccanismi finalizzati alla rimozione dei ricordi. Un meccanismo consiste nell’indebolimento o nell’eliminazione delle connessioni sinaptiche tra i neuroni in cui vengono codificati i dati e un altro consiste nella generazione di neuroni a partire dalle cellule staminali. Dunque, per avere una buona memoria e prendere decisioni in un sistema sempre più complesso è anche utile dimenticare informazioni non strettamente necessarie. Già Sigmund Freud, relativamente al processo di rimozione, sosteneva che alle volte per poter continuare a vivere il nostro cervello è in grado di dimenticare letteralmente ferite o traumi ritenuti inaccettabili. La funzione adattiva dell’oblio sembra così gettare nuova luce anche sull’ Alzheimer, una delle malattie più temute di questo secolo, dove la dimenticanza, lo smarrimento e ciò che ne consegue è pane quotidiano. Nell’ottica della Globalità dei Linguaggi dare un senso ai comportamenti cd. insensati ,spesso associati a forme di handicap e patologie ,è un punto di partenza fondamentale in quanto l’essere umano, proprio nelle condizioni compromesse, attiva degli adattamenti che equivalgono a vere e proprie strategie di sopravvivenza. Dar ragione di questi comportamenti è necessario sia per il malato che per il caregiver che si trova a relazionarsi con una persona diversa da prima che spesso vive momenti di regressione. Su questi temi anche il lavoro creativo ci può fornire spunti di riflessione molto interessanti. Da dove viene la creatività? A tal proposito Borges parla di sospensione, cioè di una situazione instabile, per esempio, si sta sospesi su una fune. Immaginiamo e visualizziamo per un attimo proprio una fune che si pone come linea di demarcazione tra le cose certe ed assodate che fanno parte della nostra esperienza e delle nostre certezze da una parte e il non sapere, il rischio, la sperimentazione dall’altra. Possiamo dire allora che l’arte è sospesa tra razionalità e ispirazione tra conscio e inconscio tra memoria e oblio e che è proprio il dialogo tra queste diverse realtà che la fa fiorire, insieme alle sue provocazioni che da sempre ci interrogano. L’arte espressa dal pensiero creativo vive sul confine, vive sospesa. Questo essere sospesi e in bilico è anche la condizione che contraddistingue il paziente Alzheimer e la sua famiglia ed è proprio tenendo presente questa condizione che il progetto ‘FotoRicordi’ è stato elaborato per dar modo alle coppie di interagire secondo un dialogo che partisse da questi presupposti, non dimenticando l’importanza del principio di piacere, facilitato da un’attività a coppie dove il paziente e il suo caregiver si relazionavano attraverso delle immagini. Le immagini sono state utilizzate per attivare le risorse della coppia, per migliorare il loro benessere, la loro autostima e la loro comunicazione, facilitando da una parte l’emersione di ricordi biografici e dall’altra favorendo l’apertura di nuovi scenari. Infatti, prima dell’inizio del percorso, i pazienti sono stati invitati a cercare con l’aiuto dei loro caregiver tre fotografie personali: una relativa alla loro infanzia, una relativa all’età adulta e una fotografia attuale. Durante i laboratori il paziente veniva invitato dal caregiver a collegare ogni sua fotografia personale a gruppi di immagini desunte da riviste illustrate. Questi insiemi di immagini si sono formati per associazioni visive che potevano scaturire sia da frammenti di ricordi che da semplici accostamenti di colori o di forme che in quel momento erano significativi per la persona. Le immagini per loro natura appartengono ai linguaggi non verbali e sono in grado di toccare profondamente la sfera emotiva ed emozionale. Così sfogliando in coppia riviste illustrate, gli occhi cadevano su marine, montagne, città, oggetti che spesso conducevano a ricordi di località visitate, di persone incontrate, di esperienze, di sensazioni. Durante le associazioni di immagini i caregiver trascrivevano cosa i pazienti dicevano in merito. I testi ben lungi dall’essere delle descrizioni, raccontano e rivelavano momenti di vita vissuti ed emozioni che le immagini sono riuscite a far affiorare. Questi testi, come si può vedere dal breve video, sono stati inseriti nei collages di immagini con esiti molto interessanti. Il percorso si è sviluppato in tre incontri di due ore ciascuno per sfociare in una mostra al TauLab nel mese di dicembre 2019, dove sono stati esposti gli elaborati delle coppie partecipanti sotto forma di album e sculture di carta.
Maria Teresa Cardarelli- Febbraio 2020
Note al testo
- GAFA (Gruppo Assistenza Familiari Alzheimer) dal 1998 ha iniziato ad operare a fianco delle famiglie che hanno al loro interno un malato di demenza. Costituitasi come organizzazione di volontariato nel successivo anno 2000, l’Associazione opera a Carpi, Campogalliano, Soliera e Novi di Modena grazie all’impegno dei soci volontari e con la collaborazione di diverse figure professionali per realizzare attività e progetti integrati con quelli socio-sanitari pubblici e privati esistenti nel territorio.
- Vanda Menon, medico referente Centro Disturbi Cognitivi e Demenze AUSL Mo, distretto di Carpi.
- Blake A. Richards, Paul W. Frankland “The persistence and transience of memory”, sta in Neuron, June 21,2017

